PREZZI. Unione Petrolifera: Paesi Ue hanno aumentato la benzina più di quanto abbia fatto l’Italia

"Le tesi rilanciate ieri dal Sottosegretario Grandi sui prezzi dei carburanti nel nostro Paese, non presentano alcun elemento di novità rispetto a quanto erroneamente già sostenuto alcuni mesi addietro. Evidentemente il Sottosegretario non ha grande dimestichezza con il mercato petrolifero". Questa la risposta dell’Unione Petrolifera a quanto ieri affermato dal Sottosegretario all’Economia, Alfiero Grandi secondo il quale il caro benzina sia una conseguenza di una scarsa concorrenza tra i petrolieri.

"Che il prezzo della benzina sui mercati internazionali – prosegue l’Unione – sia cresciuto in questi ultimi 5 mesi di 0,142 euro/litro, tornando sui livelli record di un anno fa, è un dato di fatto. Che i prezzi industriali interni della benzina si siano complessivamente mossi in termini più contenuti, crescendo di 0,088 euro/litro, è un altro dato di fatto. Così come il differenziale con l’Europa che è passato dai 4,6 centesimi euro/litro di inizio anno ai circa 2,3 di maggio. Ciò vuol dire che gli altri Paesi europei hanno aumentato i loro prezzi interni più di quanto abbia fatto l’Italia".

Immediata oggi la risposta di Grandi: "Ci fa molto piacere apprendere dall’Unione petrolifera che il prezzo industriale della benzina in Italia, tra gennaio e maggio, è aumentato meno che in altri Paesi dell’Unione europea. E’ senz’altro una notizia positiva, ci mancherebbe altro. Peccato che, nello stesso periodo, come si vede dalla tabella allegata, a fronte di un aumento del prezzo del petrolio, espresso in dollari, dell’8,5 per cento, il prezzo della benzina in Italia sia aumentato del 16,7 per cento, senza parlare del fatto che in realtà l’aumento del prezzo del petrolio è stato solo del 4,1 per cento, se consideriamo il prezzo in euro".

Pur confermando che l’aumento medio del prezzo della benzina, registrato nei Paesi dell’Ue appartenenti all’area dell’euro, è stato, nel periodo, pari al 22,2 per cento, il sottosegretario sottolinea che "è altrettanto vero che il prezzo della benzina, in Italia, è ancora più alto del 2,4 per cento rispetto alla media osservata negli stessi Paesi, ed è, inoltre, più alto del 5,5 per cento nei confronti di quello praticato in Francia, e del 6,3 per cento di quello della Germania. Noi non vogliamo appropriarci di un mestiere che non è il nostro, ma almeno gli aspetti fondamentali proviamo ad analizzarli, non fosse altro che per fare chiarezza, e con il contributo di tutti, compreso quello delle grandi compagnie petrolifere.

"Questo dibattito – conclude – in ogni caso, avvalora la tesi della necessità di una Autority con poteri rafforzati, che non solo accerti le violazioni, ma possa agire prima e durante il processo della formazione dei prezzi. Per quanto riguarda, infine, gli aspetti fiscali legati ai carburanti, con il mio intervento di ieri ho cercato di sgomberare il campo dall’erronea informazione che vorrebbe attribuire ad uno Stato "speculatore" la colpa principale degli aumenti di prezzo, distogliendo, in tal modo, l’attenzione dalla vera anomalia del mercato italiano dei carburanti: un prezzo troppo alto per mancanza di reale concorrenza".

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