PRIVACY. CODICI diffida Casa.it

Il CODICI ha inviato una diffida alla società immobiliare Casa.it per chiedere maggiore rispetto dei dati personali degli utenti che si registrano sul sito. L’Associazione ha altresì provveduto a segnalare la questione all’Autorità Garante della concorrenza e del mercato e al Garante per la protezione dei dati personali.

Casa.it è uno dei portali immobiliari italiani destinato soprattutto a chi cerca immobili ma anche alle varie agenzie che intendono pubblicare i propri annunci immobiliari sul web. Sulla home page del sito www.casa.it c’è un’area in cui l’utente può specificare le caratteristiche dell’immobile che intende acquistare o prendere in locazione: città, prezzo, metri quadri, tipologia (appartamento, villa, loft ect.) e contratto (vendita o affitto). L’utente ha così la possibilità di scegliere l’immobile tra un’ampia gamma di appartamenti rispondenti alle caratteristiche da lui selezionate e, qualora fosse interessato, inviare una richiesta di maggiori informazioni, compilando uno specifico spazio con nome, cognome, e-mail e telefono. Dov’è l’inghippo? "A questo punto l’utente dovrebbe essere contattato dall’agenzia che è incaricata della vendita o locazione dell’appartamento", commenta Valentina Coppola della Segreteria Nazionale del CODICI-Centro per i Diritti del Cittadino. Ma non è così. "Un nostro associato – spiega la Coppola – dopo aver inviato una richiesta di informazioni per un appartamento sito in una specifica zona di Roma, è stato contattato telefonicamente da diverse agenzie le quali, non solo non facevano assolutamente riferimento all’immobile in questione, ma proponevano soluzioni alternative in altre zone della città. E’ chiaro che l’annuncio dell’appartamento in questione fosse soltanto un "gancio" per poter reperire facilmente dati personali di potenziali clienti".

"Siamo di fronte ad un vero e proprio raggiro nei confronti di tutti quei cittadini che si sono rivolti a casa.it e che hanno vissuto una situazione simile a quella sopradescritta – prosegue il Dott. Massimo D’Ippolito dello Sportello Legale del CODICI – è palese, in questo caso la violazione della disciplina in materia di protezione dei dati personali. Agli utenti, nel caso trattato, non è infatti chiesto di fornire il consenso per l’utilizzo dei propri dati".

CODICI chiede la collaborazione dei cittadini affinché si possa riuscire ad avere un’idea di quanto sia diffuso il fenomeno e poterlo, così, circoscrivere. Le segnalazioni possono essere inviate a sportelloalcittadino@codici.org.

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