PRIVACY. CTCU difende consumatrice: Azienda Energetica ha vìolato la sua privacy

L’Azienda Energetica, società che eroga energia a circa metà della popolazione dell’Alto Adige, ha vìolato la privacy di una consumatrice e, grazie all’intervento del Garante Privacy, l’azienda ha dovuto rimborsare la vittima per un ammontare di 400 euro. A raccontare la vicenda è il Centro Tutela Consumatori e Utenti di Bolzano, cui la consumatrice si è rivolta.

L’AE ha inviato alla consumatrice un sollecito di pagamento, per un importo di 15 euro, con preavviso di distacco della fornitura di energia. La signora ha effettuato il pagamento, ma quel sollecito non era per lei. Infatti la consumatrice aveva cambiato domicilio e aveva chiuso il precedente contratto di fornitura già da tre anni, dando il suo nuovo recapito solo per le comunicazioni connesse. Il sollecito di pagamento era relativo al nuovo utente subentrato nel contratto al vecchio domicilio, ma è stato inviato al nominativo dell’utente precedente al suo nuovo indirizzo.

Il CTCU ha consigliato alla consumatrice di utilizzare il Codice della Privacy, per accedere ai propri dati personali e verificarne il trattamento. "Alla consumatrice abbiamo consigliato di rivolgere ad AE la cosiddetta istanza di accesso – spiega Walther Andreaus, direttore del CTCU – chiedendo alla società notizia di tutti i dati personali in suo possesso. Dopo aver controllato la loro risposta ed aver verificato il mancato riscontro anche in ordine all’errato sollecito di pagamento, ci siamo fatti rilasciare dalla consumatrice la delega ad agire per la trattazione del ricorso presso il Garante. E per tutta la fase procedimentale fino alla sua conclusione – conclude il direttore del CTCU – abbiamo provveduto noi a rappresentare le ragioni della nostra assistita".

L’Azienda ha liquidato alla consumatrice l’importo erroneamente versato, ma il Garante ha dichiarato il "non luogo a provvedere" sulla vertenza, ed ha condannato l’AE a rimborsare alla vittima l’ammontare di 400 euro. Il CTCU, infine, ha iscritto l’azienda nella sua "Black List" (online, nel sito) per violazione del codice della privacy.

 

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