PRIVACY. Cartelle cliniche tra i rifiuti, Garante chiede più rispetto per i malati

Il Garante per la Protezione dei Dati Personali difende la riservatezza dei degenti. In seguito al ritrovamento di numerose cartelle cliniche e referti tra i rifiuti di un ospedale siciliano, l'Autority ha avviato un'ispezione delegata al Nucleo speciale funzione pubblica e privacy della Guardia di finanza, conclusasi con una denuncia alla magistratura per mancata adozione delle misure minime di sicurezza previste dal Codice della privacy. La fattispecie configura tra l'altro un illecito penale, che prevede un'ammenda da diecimila a cinquantamila euro o l'arresto fino a due anni.

 

Altri due casi analoghi hanno portato ad una serie di interventi per il rispetto dei diritti e della dignità del malato. Nel primo episodio, segnalato al Garante, una donna si era recata in ospedale per sottoporsi ad una risonanza magnetica. Dopo aver compilato due moduli su cui dovevano essere indicate tra l'altro informazioni su stato di salute e farmaci assunti, la signora veniva interpellata nella sala d'attesa dall'infermiera cui aveva consegnato i fogli. Alla presenza di altre persone, si invitava la signora a confermare due volte le notizie riportate nei moduli, in particolare di essere portatrice di un microinfusore di insulina. La situazione ha generato notevole disagio alla donna, la quale si è rivolta alla direzione sanitaria. E' stato così avviato un procedimento disciplinare nei confronti dell'infermiera, con conseguente misura di richiamo. Nel secondo caso un genitore ha ricevuto per posta da un ospedale pediatrico il referto medico del figlio in una busta chiusa, sulla quale era però indicato con chiarezza il nome del reparto, il tipo di esame effettuato, nonché la patologia. Ne è seguita una segnalazione al Garante, che ha obbligato l'ospedale a rivedere la procedura di consegna dei referti.

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