PRIVACY. Caso Peppermint, Adiconsum si costituisce in giudizio

Continua la vicenda Peppermint, la casa discografica tedesca che aveva avviato richiesta di conciliazione a circa 4000 utenti italiani del Peer to Peer per risarcimento per danni al diritto d’autore. Dopo la costituzione in giudizio del Garante Privacy, oggi è la volta di Adiconsum. "L’IP address, il codice che identifica univocamente l’utente che accede alla rete internet – afferma l’associazione – è stato ritenuto dal Tribunale di Roma dato non interessato alla tutela della privacy. Il Tribunale ha quindi considerato lecita l’intercettazione degli indirizzi IP effettuata da parte della società svizzera Logistep su incarico della casa discografica tedesca Peppermint ai fini di tutelare l’attività commerciale legata ai diritti d’autore, ordinando agli Internet service provider di fornire i dati anagrafici degli utenti identificati.

Per Adicosum questa è una chiara violazione della legge sulla privacy che come è noto è un diritto costituzionalmente garantito. Per questo martedì 19 giugno, presso il Tribunale di Roma, l’associazione si costituirà in giudizio al fine di tutelare i circa 5000 cittadini coinvolti nell’intercettazione, per sollevare l’illegittimità costituzionale della legge sul diritto d’autore, art. 156-bis.

Il Diritto d’autore non è un diritto assoluto, ma frutto della mediazione tra il diritto della libera circolazione della cultura e la giusta remunerazione della creazione dell’ingegno. Per contro, il diritto alla riservatezza è un diritto primario costituzionalmente garantito, e già la Corte si è espressa contro qualsiasi deroga o limite persino a favore delle indagini giudiziarie svolte sotto il controllo della magistratura (sent. 372 del 14/11/2006). A maggior ragione non può essere concesso ad un soggetto privato svolgere indagini al fine di far valere un presunto e generico valore patrimoniale.

Adiconsum sollecita inoltre il deciso intervento del Garante della Privacy, già intervenuto con norme rigorose contro l’uso delle telefonate indesiderate da parte dei call-center, riservandosi di adottare provvedimenti drastici in caso di mancati adempimenti. La vicenda Peppermint rappresenta una violazione della privacy ben più grave delle telefonate indesiderate. L’associazione auspica, quindi, che i diritti di privacy dei cittadini continuino ad essere considerati al di sopra degli interessi economici di aziende che, come vediamo, non esitano ad utilizzare tutte le metodologie di intercettazione rese possibili dalle nuove tecnologie.

L’associazione fa anche sapere di essere venuta a conoscenza di un accordo tra i legali di Peppermint e di Wind, con cui quest’ultima dichiarava la propria volontà di comunicare alla Peppermint gli indirizzi fisici dei consumatori titolari di indirizzi IP, intercettati dalla società Logistep, società svizzera. Per tali motivi, Wind e Peppermint chiedevano la cessazione della materia del contendere. Adiconsum constatava infine la mancata costituzione del Garante della privacy.

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