PRIVACY. Cassazione: “Gli mms violano la sfera privata”

La Corte di Cassazione in una recente sentenza ha reso definitiva la condanna per interferenze illecite nella vita privata inflitta ad giovane denunciato da una ragazza per averla fotografata col telefono cellulare mentre era sull’autobus e all’interno del negozio dove lavora. Le foto scattate con il telefono cellulare – secondo il giudizio della Corte – possono mettere a rischio la privacy; dunque sono passibili di condanna penale.

”Il legislatore – scrive la Quinta sezione penale nella sentenza 10444 – sanziona le incursioni abusive nella vita privata altrui, fissate con strumenti tecnici suscettibili di riprodurre la violazione di ambiti riservati e preclusi all’osservazione indiscreta dei terzi”. E c’è di più, perché, secondo gli ‘ermellini’ anche un mms scattato sul luogo di lavoro può provocare una ”lesione della riservatezza” attraverso ”illecite interferenze, anche nei locali ove si svolge il lavoro dei privati (studio professionale, ristorante, bar, osteria, negozio in genere). ”La facoltà di accesso da parte del pubblico – evidenzia la Suprema Corte – non fa venire meno nel titolare il diritto di escludere singoli individui non autorizzati ad entrare o a rimanere”. Infatti, annotano ancora gli ‘ermellini’, l’art. 615 bis del codice penale ”punisce le intrusioni nel domicilio altrui, realizzate mediante insidiosi mezzi tecnici (strumenti di ripresa visiva o sonora”. Anche un mms, dunque, può costituire ‘intrusione’ nella privacy se scattato ”all’insaputa o contro la volontà di chi ha lo ‘ius excludendi”’.

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