PRIVACY. Chiaravalloti (Garante Privacy): “Prima di pubblicare qualcosa in rete pensateci bene”

ROMA – Help Consumatori ha intervistato il Vicepresidente del Garante Privacy, Giuseppe Chiaravalloti, che ha ripercorso l’attività del Garante durante il 2009. Chiaravalloti ha poi parlato dei rischi per la privacy degli utenti dei social network e del futuro della privacy di fronte all’invasione di internet. In conclusione un accenno alle norme europee per la tutela della privacy.

Un bilancio di metà anno sull’attività del Garante.

Siamo soddisfatti. Abbiamo lavorato molto su tanti fronti. Innanzitutto su quello dei dati sulla salute. Un grande passo è stato compiuto nella tutela dei dati sanitari di chi acquista farmaci in farmacia. Dal primo gennaio 2010, infatti, gli scontrini non potranno più contenere l’indicazione del nome del farmaco, ma solo un codice identificativo. Questa iniziativa eviterà, ad esempio, che il commercialista, o chiunque offre assistenza fiscale abbia informazioni riservate sulle condizioni di salute dei consumatori. Ma siamo intervenuti anche per dare regole riguardo al cosiddetto "Fascicolo sanitario elettronico", il documento digitale che raccoglie la storia sanitaria dei cittadini, e sulla possibilità di consultare le analisi e i referti medici, imponendo rigorose misure a tutela dei cittadini. Abbiamo difeso i consumatori anche da politiche di marketing troppo aggressive. Ad esempio limitando i dati che possono essere raccolti da chi gestisce le cosiddette "fidelity card" – tanto per essere chiari sono le carte che usiamo presso il supermercato o il distributore di benzina per raccogliere i punti fedeltà. L’Autorità ha avviato anche un’importante ricognizione delle attività di "profilazione" da parte delle società telefoniche, intervenendo per evitare trattamenti non consentiti sui dati dei clienti. Abbiamo anche proceduto contro lo spam via e-mail e fax e contro le telefonate indesiderate. Per il telemarketing, in particolare, devo purtroppo constatare che le modifiche legislative recentemente introdotte non sembrano giovare alla privacy degli utenti. E’ infine prossima l’adozione di un nuovo provvedimento per regolamentare la videosorveglianza alla luce, tra l’altro, dei nuovi poteri attribuiti ai sindaci.

Sulla questione dei social network, quali sono i consigli utili agli utenti, soprattutto ai più giovani? Essendo i social network in continuo movimento ci può essere il rischio che le norme sulla privacy vengano continuamente bypassate?

Le cosiddette "reti sociali" sono uno strumento di comunicazione e di socializzazione potentissimo. Tanto efficace quanto pericoloso. Spesso i giovani non sono consapevoli di quanti danni possa causare alla loro vita privata o alla futura vita lavorativa la pubblicazione on line di fotografie o di un commento sbagliato. Anche solo qualche giorno fa, quanti ragazzi si sono iscritti – diciamolo, con faciloneria – a gruppi di Facebook che lodavano comportamenti violenti? Proprio quest’anno, il Garante ha pubblicato una guida sull’uso dei Social Network che è stata distribuita gratuitamente negli uffici postali di tutto il paese e che presto sarà inviata anche alle scuole. Chi lo desidera può anche scaricarne una copia dal nostro sito www.garanteprivacy.it . Contiene numerosi avvertimenti e consigli adatti sia agli utenti esperti, sia a quelli alle prime armi. Comunque, prima di pubblicare qualcosa, pensateci sempre bene. Sembra il consiglio di un buon padre ma, in un momento in cui le regole internazionali sono ancora troppo lassiste, è quello che funziona meglio. E in caso di problemi rivolgetevi a noi.

Qual è, secondo lei, il futuro della privacy di fronte ad un’invasione sempre più diffusa di internet?

Internet ha una grande capacità. Non dimentica mai. Non dimentica le cose sbagliate che sono state scritte su di noi, come non dimentica informazioni che una volta ci rappresentavano ma che oggi non consideriamo più attuali. La rete, poi, è globale, quindi i dati su una persona italiana possono finire in server di un paese asiatico o dell’America latina. Anche l’evoluzione quotidiana della tecnologia richiede che i nostri provvedimenti siano sempre aggiornati. Per difendere la privacy dei navigatori siamo intervenuti, ad esempio, sugli archivi giornalistici on-line, sui motori di ricerca, ma anche sullo "spionaggio" della navigazione dei lavoratori. Suggeriamo comunque agli utenti di essere estremamente cauti a pubblicare con disinvoltura su internet i propri dati personali. I furti d’identità, infatti, sono ormai quotidiani.

Qual è la situazione dell’Italia rispetto agli altri paesi, parliamo ovviamente dell’Europa?

Nel 2008, secondo un sondaggio dell’eurobarometro, solo il 12% degli italiani si dichiarava molto preoccupato per la protezione dei propri dati personali. Un dato molto inferiore alla media europea: il 64% dei cittadini europei era preoccupato per la propria privacy. Questo, da un lato potrebbe significare che i cittadini hanno maggiore fiducia nelle istituzioni che li garantiscono, dall’altro che occorre maggiore consapevolezza sui rischi quotidiani per la nostra privacy. Gli adolescenti italiani, però, cominciano ad essere più attenti a questo tema. Da una recente ricerca condotta da Save the Childreen, infatti, emerge che il 92% degli adolescenti italiani pensa che i propri coetanei abbiano poco rispetto per la privacy altrui, in particolare nell’uso del web.

Cosa si sta facendo a livello europeo per la tutela della privacy?

Le istituzioni europee si stanno muovendo con grande efficacia. Si pensi soltanto al lavoro svolto per assicurare massima tutela ai minori. Sono però necessari strumenti che ci permettano di agire anche al di fuori dei confini europei. Per questo il Garante italiano ha da poco sottoscritto, con le autorità di altri 50 paesi, un’importante risoluzione – la dichiarazione di Madrid – che contiene un primo pacchetto di regole e principi per la protezione della privacy a livello mondiale. Il cammino è comunque lungo.

a cura di Antonella Giordano

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