PRIVACY. Corte Ue: lotta terrorismo limita accesso agli atti

BRUXELLES – Nella lotta al terrorismo internazionale è giustificato limitare l’accesso a documenti se questo rischia di indebolire l’azione di contrasto messa in campo dall’Unione Europea. E’ quanto sostiene la Corte di Giustizia per la quale l’interesse individuale a ottenere informazioni sull’iter legislativo che porta all’adozione di una decisione, con la quale si prevedono misure restrittive deve cedere il passo alle esigenze di sicurezza dell’intera collettività.

I documenti sensibili quindi non devono essere divulgati al pubblico per non indebolire la lotta al terrorismo e far diminuire la cooperazione internazionale dei Paesi che forniscono documenti al Consiglio dell’Ue senza acconsentire a una diffusione di atti per lo più riservati.

Con la sentenza del 1 febbraio 2007 (causa C-266/05) ha respinto il ricorso di un cittadino olandese che avevo chiesto l’annullamento della sentenza di primo grado perché lamentava la violazione del diritto di difesa, del giusto processo e della tutela giurisdizionale effettiva poiché gli era stata negata la consultazione di alcuni documenti. La Corte di giustizia ha ritenuto legittimo limitare l’accesso ai documenti forniti per lo più dagli Stati Membri e quindi si è detta d’accordo con il ragionamento dei giudici di primo grado, perché "l’accesso ai documenti non è incondizionato" in base al regolamento comunitario 1049/2002 se questo avesse leso gravemente l’interesse pubblico, per quanto riguarda la pubblica sicurezza e le relazioni internazionali.

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