PRIVACY. Dal Parlamento Ue nuovi accordi su dati personali dei passeggeri Ue-Usa

STRASBURGO. Il Parlamento europeo, adottando una risoluzione durante la Plenaria, ha insistito affinché la privacy dei cittadini europei sia tutelata da un quadro legale ben preciso anche all’interno della lotta al terrorismo. La risoluzione sostenuta su SWIFT, l’accordo PNR e il dialogo transatlantico su tali tematiche suggerisce i principi cui dovranno attenersi i prossimi accordi sul trasferimento dei dati dei passeggeri e delle transazioni finanziarie. I deputati insistono inoltre sul loro coinvolgimento nei relativi negoziati e chiedono che sia consentito loro di partecipare ad un’audizione, nel Congresso statunitense, su temi di interesse reciproco come l’accordo UE/USA sulla cooperazione giudiziaria in materia penale e l’estradizione, ATS, SWIFT).

I deputati ribadiscono che le soluzioni finora previste dal Consiglio e dalla Commissione, nonché dalle imprese private, «non proteggono in modo adeguato i dati personali dei cittadini dell’Unione europea» e ciò «potrebbe costituire una violazione del diritto comunitario e nazionale»,

In proposito, il PE sottolinea che negli ultimi anni numerosi accordi «scaturiti da esigenze statunitensi e adottati senza alcuna partecipazione del Parlamento europeo» – come appunto l’accordo PNR e il memorandum SWIFT – «hanno determinato una situazione di incertezza giuridica per quanto riguarda le necessarie garanzie in materia di protezione dei dati per la condivisione e il trasferimento dei dati tra l’Unione europea e gli Stati Uniti».

Per il Parlamento, il futuro accordo PNR a lungo termine tra Bruxelles e gli Usa dovrebbe poggiare su un accertamento di adeguatezza per quanto riguarda la protezione dei dati personali, mentre soluzioni alternative, come le autorizzazioni elettroniche di viaggio nel quadro di un programma "Viaggio senza visto", in sostituzione del trasferimento di dati PNR da parte delle compagnie aeree, «devono anch’esse ottemperare alle disposizioni europee in materia di protezione dei dati».

I passeggeri dovrebbero essere informati quanto al trasferimento dei dati PNR ed aver accesso ai propri dati, eventualmente per rettificarli e modificarli, nonché poter presentare ricorso ad un meccanismo legale o ad una autorità indipendente di protezione dei dati. Infine, si attendono che le autorità USA siano obbligate ad avvertire quelle dell’Unione in caso sospettino minacce terroristiche.

Il Parlamento ribadisce anzitutto la propria preoccupazione per il fatto che, per quattro anni, SWIFT abbia trasferito all’amministrazione statunitense un sottoinsieme di dati trattati nel suo sistema USA, compresi dati che non riguardavano cittadini statunitensi e dati non generati sul territorio USA, «in violazione della legislazione europea e nazionale in materia di protezione dei dati». Ritiene molto preoccupante che tale situazione «non sia stata oggetto di pesanti critiche, in una fase precedente, dalla BCE» o dal Gruppo delle 10 Banche centrali che controllano le attività SWIFT e che solo recentemente le banche europee e i loro clienti siano stati messi al corrente della situazione attraverso la stampa.

Inoltre, deplora fortemente il fatto che, diversi mesi dopo tali rivelazioni, il Consiglio non abbia ancora preso una posizione «su una questione che riguarda così tanti cittadini, consumatori ed imprese» e che solo sette dei 27 Stati membri abbiano risposto al questionario trasmesso dalla Commissione europea al fine di ottenere chiarimenti sul rispetto delle legislazioni nazionali e comunitarie in materia di protezione dei dati.

Il PE, infine, invita la Commissione ad analizzare il potenziale di spionaggio economico e commerciale che può essere originato dall’attuale struttura dei sistemi di pagamento nel senso più ampio della definizione, comprendendo, così, in particolare, i fornitori di servizi di messaggeria, e a riferire sulle modalità per affrontare il problema. Esprime inoltre preoccupazione per il fatto che le imprese e i settori europei che operano negli Stati Uniti e che non sono coperti da tale accordo – come le filiali americane di banche, le compagnie di assicurazione, le istituzioni di sicurezza sociale e i fornitori di servizi di telecomunicazioni – «possano attualmente essere costretti a mettere dati personali a disposizione di autorità statunitensi».

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