PRIVACY. Garante: “Servono nuove regole”

La bussola è la tutela dei dati personali in ogni aspetto della vita, dalla sanità alla sicurezza, dall’uso delle videocamere, all’informazione, alle sfide portate dalle nuove tecnologie, che aprono nuovi problemi – l’uso poco accorto di Facebook, la presenza di archivi online dalle conseguenze imprevedibili – e allo stesso tempo nuove possibilità, laddove l’informazione diventa prodotto di una comunicazione collettiva e sugli strumenti della comunicazione "poggia una forma di resistenza democratica mai immaginata prima". Da un lato la necessità di assicurare il controllo dei propri dati quale "ultimo sogno dell’uomo contemporaneo", dall’altra la pressante necessità di nuove regole, condivise, che aprano a una regolazione globale. È un discorso a tutto campo quello fatto oggi dal Garante per la Protezione dei dati personali Francesco Pizzetti nella Relazione annuale sull’attività svolta, che dalla tutela del consumatore ai problemi posti dall’informazione (le fotografie di Villa Certosa, il decreto legge sulle intercettazioni) attraversa tutte le questioni centrali del dibattito politico quotidiano. "Facciamo appello – ha detto Pizzetti – al Parlamento e al Governo perché si ascolti sempre il Garante quando si interviene sulla protezione dei dati personali".

In tema di tutela del cittadino consumatore, si ha "un equilibrio spesso difficile" fra esigenze degli operatori e tutela degli utenti. Il Garante fa riferimento all’utilizzo degli elenchi telefonici per telemarketing, il cui uso – "con un intervento legislativo che ci ha sorpreso" – è stato consentito fino a dicembre 2009 portando a una nuovo intervento dell’Autorità. "È chiaro a tutti – ha detto Pizzetti – che il problema non ha affatto trovato una soluzione accettabile. La strada maestra non può che essere un dialogo leale e positivo tra Garante e operatori rimettendo poi al Parlamento eventuali interventi legislativi". C’è, nelle parole del Garante, il richiamo all’esigenza di tutelare i cittadini da servizi non richiesti e da chiamate indesiderate, in una situazione in cui è "in continua crescita il fenomeno dello spam".

La relazione sottolinea l’attività del Garante per la tutela dei dati personali nella sanità, nella giustizia, nell’amministrazione, e "il dovere di vigilare" sui processi che attengono alla "sicurezza integrata" e dunque all’uso di dati raccolti da privati attraverso videosorveglianza e attraverso la "possibilità che associazioni di cittadini svolgano attività connesse con i compiti istituzionali delle forze di polizia".

Una parte importante è dedicata all’informazione, a partire dal ddl intercettazioni: "Abbiamo sempre detto che spetta al legislatore, e non all’Autorità stabilire come, in quali casi e per quali finalità i giudici possano ricorrere alle intercettazioni e alle acquisizioni dei dati di traffico", ha detto Pizzetti, per il quale "le innovazioni previste a protezione dei dati raccolti a fini di giustizia sono certamente opportune, anche se molto dipenderà dalle modalità con le quali saranno regolate e applicate". Ma "mentre ripete che una nuova disciplina è opportuna", ha detto Pizzetti, il Garante "ribadisce perplessità sul ricorso a sanzioni penali a carico degli operatori dell’informazione".

Riferendosi ai casi nei quali sono stati pubblicati dati e dettagli su minori e vittime di violenza, in "un esercizio del diritto di cronaca esasperato e spesso non corretto", dal Garante è arrivato il richiamo a una informazione corretta: "Rinnoviamo un appello forte ai mezzi di informazione, – ha detto Pizzetti – perché siano sempre rispettati Codice deontologico, Carta di Treviso e soprattutto le regole dalla buona informazione".

Non manca il riferimento ai provvedimenti decisi sulle fotografie scattate all’interno di Villa Certosa, per i quali il Garante ha vietato la pubblicazione delle immagini riprese dall’abitazione privata – "È questo un principio che si applica a tutti, indipendentemente dalla notorietà, e che comporta la illiceità delle foto e il conseguente divieto della loro diffusione. Un principio che non viene meno neppure in ragione della qualità pubblica della o delle persone che abitano o frequentano una dimora privata" – e confermato l’utilizzabilità di quelle riprese in luoghi pubblici.

Ci sono i problemi posti dalle nuove tecnologie, come l’uso "sprovveduto e disattento" di Facebook, e i nuovi problemi posti dalla pubblicazione online degli archivi di giornali e televisioni: "Qualunque fatto del passato, purché contenuto in questi archivi, viene riproposto nel presente", fenomeno che ha "implicazioni imprevedibili". Ci sono i nuovi usi dell’informazione che scaturiscono dalle nuove tecnologie: "Dai blog ai social network fino al recentissimo, e già quasi invecchiato, sistema twitter, sempre di più oggi l’informazione è il prodotto di una comunicazione continua e collettiva a livello mondiale. Quanto sta accadendo in Iran – ha sottolineato Pizzetti – dimostra che su questi strumenti, e specialmente sui più innovativi, poggia una forma di resistenza democratica mai immaginata prima".

Lo "sguardo sul futuro" del Garante della Privacy comprende la difficoltà di avere il controllo sulla propria vita e sui propri dati e la possibilità di decidere davvero della propria immagine: "L’umanità si trova a fare i conti con una nudità totale, che solo Adamo ed Eva nel giardino terrestre erano in grado di sopportare".

Da queste sfide emerge dunque la necessità di ridefinire i diritti e il loro contenuto. Le reazioni totalitarie che bloccano Internet e i social network dicono che "la frontiera della democrazia si intreccia strettamente con la libertà di accesso ai nuovi sistemi di telecomunicazione". E dunque, spostando lo sguardo al futuro, emerge la necessità di nuove regole condivise a livello globale: "C’è bisogno – ha detto il Garante – di proteggere la libertà della rete da chi la vorrebbe soffocare e c’è bisogno di proteggere chi utilizza la rete dai moderni banditi del nuovo Far West digitale". La prospettiva è andare oltre le Autorità nazionali: "È necessario – ha concluso Pizzetti – un grande accordo internazionale e la creazione di una organizzazione sovranazionale nell’ambito della quale tutte le Autorità possano cooperare, secondo principi comuni e con reciproca efficacia".

di Sabrina Bergamini

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