PRIVACY. Garante vieta ad alberghi la diffusione delle abitudini dei clienti

Gusti, abitudini, durata dei pernottamenti, tutti i dati e tutte le informazioni utili per "conoscere" meglio il cliente e "anticiparne" le richieste, raccolte e rielaborate in un considerevole data base. Tutto però all’insaputa dei clienti che, nè al loro arrivo in albergo né al momento di aderire ad un programma di fidelizzazione, venivano adeguatamente informati dell’uso che sarebbe stato fatto dei dati inseriti nei moduli che avevano compilato. Salvo poi rendersi conto di tale modalità illecita soltanto quando, in caso di successivi soggiorni, venivano proposti servizi analoghi a quelli già richiesti oppure arrivava a casa pubblicità.

Le violazioni in questione sono state sanzionate con un provvedimento in cui il Garante per la privacy ha vietato, inoltre, alla società l’utilizzo dei dati personali della clientela, contenuti nel data base, trattati in violazione di legge. L’Autorità ha altresì prescritto alla società l’adozione delle misure necessarie per conformarsi alle norme sulla privacy.

Dopo l’intervento del Garante la catena alberghiera, oltre a non poter più utilizzare i dati raccolti illecitamente, dovrà rispettare una serie di prescrizioni e in particolare: a) riformulare i modelli di informativa alla clientela, sia su carta sia on line, specificando per quali scopi e per quanto tempo vengano usati i dati personali dei clienti; b) predisporre modelli che consentano alla clientela di decidere liberamente se autorizzare o meno l’uso dei propri dati a fini di "profilazione" o di invio di materiale pubblicitario; c) individuare precisi tempi di conservazione dei dati e cancellare o trasformare in forma anonima quelli non più necessari.

Con lo stesso provvedimento l’Autorità ha, inoltre, avviato l’applicazione di sanzioni amministrative per inidonea informativa nonché per omessa notificazione, non risultando comunicata al Garante l’attività di profilazione della clientela messa in atto.

 

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