PRIVACY. Garanti Ue su motori di ricerca: i dati vanno cancellati se non sono necessari

I motori di ricerca devono rispettare le norme europee sulla protezione dei dati personali, giustificarne la conservazione prolungata e conservarli solo se necessari. È il parere espresso dal Gruppo che riunisce le autorità europee per la privacy: i motori di ricerca sono tenuti a rispettare i principi e gli obblighi sanciti dalla direttiva europea 95/46 sulla protezione dei dati, in particolare informando adeguatamente gli utenti sui dati personali raccolti ed evitando di conservarli se non ne è dimostrata la necessità.

Il parere – si legge nel bollettino del Garante italiano – tenta infatti di conciliare le esigenze di natura commerciale dei motori di ricerca con la necessità di garantire la tutela dei dati personali. Si parte dunque dal riconoscimento che la direttiva europea si applica anche al trattamento di dati personali effettuati da motori di ricerca situati al di fuori dell’Unione e dello Spazio economico europeo "nella misura in cui essi utilizzino per il trattamento dispositivi situati sul territorio degli Stati membri (ad esempio, i cookie)". I motori di ricerca devono dunque valutare la natura di operazioni e servizi gestiti, per garantire il rispetto del principio di protezione dei dati. Di conseguenza i dati personali raccolti devono essere distrutti o resi anonimi se non sono necessari.

Per garantire inoltre la "privacy by design", cioè l’incorporazione dei requisiti fondamentali in materia di protezione dati nei meccanismi operativi dei motori stessi, per i Garanti bisogna fornire un’adeguata informativa agli utenti, ottenerne il consenso se i dati personali sono usati per attività di profilazione o confrontati con altre informazioni, cancellarli o renderli anonimi se non sono più necessari. Il motore di ricerca deve dunque giustificare la conservazione prolungata dei dati personali, in linea di principio non superiore a sei mesi, ed evitare che restino in rete informazioni superate.

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