PRIVACY. Google tutela la nostra privacy?

Google e la privacy: sembra un ossimoro, ma non lo è. Certo l’accostamento delle due parole può suonare forzato, ma il diritto alla tutela dei dati personali è valido anche nell’epoca del più grande motore di ricerca. Google lo sa e cerca, forse più di quanto immaginiamo, di rispettarlo. E’ difficile, ma dalla sua nascita, nel 1998, Google ha confezionato 127 prodotti tenendo ben presente i principi fondamentali della privacy, ossia trasparenza e controllo. Di questo si è parlato ieri, in occasione del seminario "Privacy e Consumatori" organizzato dall’Unione Nazionale Consumatori, in collaborazione con Google, presso l’Università Europea di Roma.

Il Segretario Generale dell’UNC, Massimiliano Dona, ha introdotto la discussione parlando di Google come di "uno di quei soggetti che vivono accanto a noi quotidianamente, tanto da farci pensare che appartenga da sempre alle nostre vite, mentre è stato fondato soltanto nel 1998". "Ci sono tante cose che mi colpiscono di Google – ha aggiunto Dona – a cominciare dal fatto che sulla sua homepage ancora non ci sia la pubblicità ma, soprattutto, mi colpisce il fatto che Google non abbia mai fatto la pubblicità di se stesso. Forse perché per la sua diffusione è bastato il passaparola".

E infatti Google nasce da semplici intuizioni, come ha spiegato Anthony House, Privacy Communications & Policy Manager di Google. House ha sottolineato che una delle cose che ha intuito Google è stato il comportamento degli utenti di Internet, il loro andare di link in link; questo comportamento è strettamente collegato all’importanza della ricerca. Google ha semplicemente cercato di rendere la ricerca semplice e veloce, conquistando giorno dopo giorno la fiducia dei consumatori. E tenendo ben presente, come si diceva all’inizio, la trasparenza e il controllo.

"La trasparenza – ha detto House – aiuta le persone a capire cosa sta succedendo ai loro dati personali, cioè come vengono raccolti e dove vanno a finire. Per questo dall’inizio abbiamo cercato di semplificare il linguaggio delle norme di privacy, che era molto difficile: abbiamo creato un canale su Youtube con una dozzina di brevi video sulla privacy, ognuno dei quali spiega in pochi minuti e in modo molto semplice, alcuni punti fondamentali". Google è poi attento al controllo del prodotto ed alla sicurezza, senza la quale non sarebbe possibile tutelare i dati personali.

Ebbene, sulla pagina di Google sulla privacy (www.google.com/privacy) il motore di ricerca elenca tutti gli strumenti che offre agli utenti per tutelare i loro dati personali: alcuni sembrano davvero interessanti e forse non tutti gli utenti della rete ne sono a conoscenza.

A cominciare dal Google Dashboard: con questo strumento si può trovare la risposta alla domanda "Che cosa sa Google di me?" e si possono modificare facilmente le impostazioni sulla privacy relative ad alcuni servizi. C’è poi uno strumento con cui possiamo gestire le informazioni associate al nostro browser, che Google utilizza per visualizzare annunci pertinenti ai nostri interessi. Il Data Liberation Front consente ad ogni utente di eliminare tutte le informazioni personali memorizzate online, in relazione ai prodotti di Google. Sono 27 attualmente i prodotti di Google da cui si possono eliminare le proprie informazioni.

Per quanto riguarda Street View, che ha fatto tanto discutere, House ha precisato che "si tratta del tentativo di Google di mappare le strade dei nostri paesi, concentrandosi soltanto sul contesto urbano. Per questo oggi il 99% dei volti delle persone è oscurato e si sta pensando ad uno strumento per cui ognuno può richiedere, in modo semplice e veloce, di oscurare la propria auto, la propria abitazione eccetera".

Sembra quindi che l’impegno di Google verso la tutela della privacy sia tra le priorità dell’azienda, che ha anche sottolineato l’importanza della collaborazione con le Associazioni dei consumatori, per capire meglio quali sono le esigenze della gente. "Le persone – ha affermato Anthony House – ormai vivono sempre di più online e condividono informazioni di carattere strettamente personale. Google vuole toccare queste informazioni in maniera limitata, ma la rete permette alle persone di fare tante cose. Per questo le minacce che esistono nel mondo reale si riflettono anche nel mondo virtuale ed è dunque importante che le persone abbiamo gli strumenti per decidere loro quante informazioni vogliono condividere".

Ma è possibile pensare davvero ad un diritto all’oblio, come suggerisce anche la Commissione Europea?

"Per quanto riguarda il diritto all’oblio, l’obiettivo di Google è quello di funzionare da motore di ricerca; non produce contenuti, ma li trova e li collega. Spetta, quindi, alla società decidere se è importante conservare le informazioni sulle persone o no, e per quanto tempo. Se tutte le informazioni riguardanti una persona fossero cancellate forse non ci sarebbe più una memoria storica e potrebbe essere anche un peccato. Spetta alla società decidere questa, ma è bene sottolineare che quando qualcuno pubblica del materiale è lui il responsabile di ciò che pubblica".

Come può essere garantita la tutela dei minori rispetto ai contenuti online?

"Ci sono due aspetti importanti per Google: da un lato gli strumenti a disposizione dei genitori, che permettono di filtrare i contenuti ricercati dai propri figli; ma l’aspetto più importante è quello della formazione che si deve rivolgere sia ai minori che ai genitori che spesso non sanno come utilizzare le nuove tecnologie".

di Antonella Giordano

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