PRIVACY. In rete tutto diventa un eterno presente

Circa 600 provvedimenti collegiali adottati, oltre 4.000 quesiti, reclami e segnalazioni, cui si è dato risposta, 43 le violazioni segnalate all’Autorità giudiziaria. E’ questo il bilancio dell’attività svolta nel 2009 dal Garante Privacy che oggi ha presentato a Roma, presso la Camera dei Deputati, la sua relazione annuale. Un bilancio tutto sommato positivo, ha sottolineato il Presidente Francesco Pizzetti, soprattutto perché nel Paese è aumentata la consapevolezza dell’importanza della tutela dei dati personali.

Il momento è sicuramente delicato: siamo ad un crocevia in cui tutte le relazioni umane si intrecciano in uno scambio di informazioni che è reso sempre più complesso dallo sviluppo delle nuove tecnologie. In queste parole c’è la sintesi del presente contemporaneo, dove presente, passato e futuro perdono distinzione e dove tutto rischia di diventare un eterno presente. E’ proprio da questo e dai rischi che ciò comporta, che il Garante Privacy intende salvaci.

Sono innumerevoli i settori in cui intervenire. A cominciare, ad esempio, dal credito al consumo: le centrali dei rischi che, attraverso la raccolta e conservazione dei dati relativi ai comportamenti dei debitori rispetto al credito al consumo, consentono da un lato di ridurre il rischio di impresa, ma dall’altro incidono direttamente sui cittadini che potrebbero vedersi negato l’accesso al credito a seguito di un temporaneo momento di difficoltà. Secondo il Garante questi problemi sono oggi acuiti dalla crisi e dalle difficoltà in cui vivono persone e aziende e dunque bisogna intervenire.

Come bisogna intervenire rispetto alla profilazione dei consumatori a fini commerciali: sono sempre di più gli operatori radicati in Paesi con legislazioni più permissive che danno vita, in Italia, ad una concorrenza sleale e infrangono le regole sul rispetto della privacy. Per quanto riguarda i dati sensibili, negli anni, si sono raggiunti risultati positivi, ma continuano comportamenti gravemente lesivi, soprattutto in materia sanitaria.

Lo zoccolo duro per la protezione dei dati continua ad essere il settore della telefonia: passi avanti si sono registrati nella regolazione dell’attività di profilazione della clientela e alla vendita, da parte di società specializzate, dei dati telefonici a fini di marketing.

Insoddisfacenti, invece, i risultati raggiunti nella lotta al telemarketing: "Malgrado l’aumento delle sanzioni – si legge nella relazione – questo settore continua a non rispettare le regole e persiste senza pudore in una competizione selvaggia". Il Garante ha ricordato che il legislatore ha deciso di passare dal sistema di consenso preventivo da parte dell’utente, ad uno, meno garantista, che consente il telemarketing se il cittadino non vi si oppone.

Purtroppo, in Italia, ci sono ancora gravissime carenze strutturali, di fronte alle quali la privacy nulla può. E la prima accusa del Garante Privacy va al settore della giustizia: "Il collasso in cui versano molti uffici giudiziari è al di là dei principi minimi di una civiltà giuridica adeguata ad una società moderna".

Non è da meno il settore sanitario , a cominciare da quello ospedaliero: "A causa di carenze organizzative, strutturali ed edilizie, le linee guida dell’Autorità rivolte alle strutture sanitarie per la tutela della dignità del malato, hanno trovato applicazione a macchia di leopardo".

Il Garante non risparmia neanche la così detta riforma Brunetta sulla trasparenza della Pubblica Amministrazione: "Non è possibile – si legge nella relazione – affermare a cuor leggero che l’amministrazione debba mettere on line tutte le informazioni di cui è in possesso, o che per ogni tipo di informazione debbano valere le stesse regole. In questo modo si renderebbe concreto il rischio di un controllo globale di tutti su tutti". Parole, quelle di Pizzetti, che non lasciano dubbio alcuno: si rischia di generare "una società mostruosa, quella casa di vetro che è stata sempre il sogno di ogni dittatura".

E per finire? Il ddl intercettazioni, in discussione alla Camera. Pizzetti ha sottolineato più volte che il rapporto tra libertà di stampa e riservatezza deve sempre essere valutato caso per caso, essendo in continua tensione. "E’ sicuramente una scelta impegnativa quella del ddl intercettazioni perché vieta la pubblicazione degli atti giudiziari, soltanto rispetto al mezzo dell’indagine, che è l’intercettazione. E per giustificare questi limiti rispetto a questo specifico mezzo di indagine si fa riferimento alla privacy. Si tratta in realtà di una difesa anticipata e non di una concreta tutela della privacy. Così facendo si sposta oggettivamente il punto d’equilibrio tra libertà di stampa e tutela della riservatezza, tutto a favore della riservatezza". Ma, anche quella della libertà di stampa è una questione così complessa che non si può ridurre tutta a questo ddl. Infatti se passasse il ddl ogni violazione da parte della stampa sarebbe sanzionata penalmente e la responsabilità sarebbe condivisa con l’editore. Per tutto il restante ambito nel quale si dispiega la libertà di informazione si ripropone il delicato equilibrio tra diritto a informare e tutela della riservatezza. E dunque, resta tutto come prima.

di Antonella Giordano

La riproduzione di questo contenuto è autorizzata esclusivamente includendo il link di riferimento alla fonte Help Consumatori

Comments are closed.