PRIVACY. Intercettazioni, Garante: “Sanzioni pecuniare più significative”

Sarebbe "utile" per il Garante per la privacy avere la possibilità di irrogare "sanzioni pecuniarie più significative" in caso di abuso nella pubblicazione di intercettazioni telefoniche: lo ha spiegato il presidente dell’organismo di garanzia, Francesco Pizzetti, che é tuttavia contrario "a sanzioni penali contro i giornalisti. Sarebbe preferibile l’uso di sanzioni pecuniarie a carico delle testate, piuttosto che dei singoli giornalisti, anche per tutelarli da eventuali pressioni a pubblicare certe notizie per vendere più copie ai giornali". A margine di un convegno sulle intercettazione telefoniche organizzato a Roma dall’Ordine dei giornalisti, Pizzetti ha ribadito però il forte richiamo ai cronisti al rispetto delle regole, scritte tra l’altro nel Codice deontologico: "ferma restando la libertà dell’informazione e il diritto dell’opinione pubblica ad essere informata – ha sottolineato – la notizia deve essere pubblicata rispettando regole come la salvaguardia dei terzi incolpevoli, dei famigliari dell’interessato o di eventuali minori coinvolti. In particolare, anche la persona pubblica, che ha un diritto alla riservatezza affievolito, ha diritto ad essere trattata con dignità anche quando lei stessa tende a lederla con il suo comportamento".

Il presidente dell’Autorità per la protezione dei dati personali ha anche sottolineato l’impegno, "sul quale abbiamo avviato una collaborazione con il ministro della Giustizia e con il Csm, affinché anche gli uffici giudiziari adottino precise misure di sicurezza". Altro punto centrale, che il Garante sottolineerà nella sua Relazione al Parlamento prevista per venerdì prossimo, "la necessità che l’Autorità faccia passi da gigante sulla vigilanza sulle grandi banche dati: bisogna evitare che ce ne siano di inutili o che si moltiplichino. L’esistenza di banche dati sempre più corpose è collegata alla crescita dei sistemi di comunicazione, ma l’Autorità deve vigilare sulle misure di sicurezza adottate a protezione di tali banche dati, garantendo che siano adeguate e che vengano rispettate".

Alla domanda, infine, se in Italia si intercetti troppo, "non si può dire – ha risposto Pizzetti – se si intercetti troppo o troppo poco. Si può dire che il nostro legislatore consente il ricorso alle intercettazioni per un gran numero di reati, più di quanto accada in altri paesi, e questa è la ragione principale dell’alto numero di intercettazioni. Ma purtroppo siamo un paese ad alta criminalità, anche organizzata, che suscita un grande allarme sociale. Questa è la ragione per cui nel nostro codice di procedura penale si è esteso il ricorso a questo strumento investigativo".

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