PRIVACY. Pizzetti presidente del gruppo UE per cooperazione giudiziaria

Cooperazione giudiziaria e di polizia ma anche libertà di stampa e privacy: sono alcuni dei temi affrontati nel corso dell’annuale Conferenza di primavera delle Autorità europee per la protezione dei dati personali che si è svolta a Cipro. Nel corso della conferenza Il Presidente dell’Autorità Garante per la privacy, Francesco Pizzetti, è stato oggi nominato presidente del gruppo di esperti costituito dalle Autorità europee per affrontare le problematiche connesse all’attività di collaborazione giudiziaria e di polizia (Working Party on Police and Justice).

Il gruppo sulle attività di giustizia e polizia opera già da alcuni anni in collegamento con la Conferenza ed è incaricato di seguire tutte le questioni che riguardano la tutela dei dati dei cittadini nei settori della giustizia e dell’attività di polizia in ambito europeo. A tale riguardo, la Conferenza ha adottato una decisione per potenziare le capacità di intervento delle Autorità europee. L’obiettivo è quello di far fronte ai rischi derivanti dal moltiplicarsi delle iniziative volte alla raccolta di dati personali a scopi di sicurezza. Il gruppo di esperti disporrà di una struttura organizzativa che consentirà alle Autorità europee per la privacy di far sentire direttamente la propria voce in tutte le sedi opportune, a cominciare dal Parlamento europeo e dal Consiglio dell’Ue, così da garantire tutela ai diritti fondamentali e alle libertà civili dei cittadini europei.

Nel corso della conferenza è stato inoltre trattato il tema del rapporto fra diritto all’informazione e tutela della privacy. Secondo Mauro Paissan, componente del Garante, "la privacy non può essere evocata per negare la necessaria trasparenza dei poteri, ma non è vero che ogni notizia deve essere comunque data: il giornalista è chiamato a misurare la propria libertà rispetto al dovere di tutelare la dignità delle persone". Paissan si è soffermato sulle recenti polemiche che hanno visto protagonista l’Autorità. Esse "hanno posto sotto i riflettori temi cruciali come il confine tra tutela della privacy delle persone note e i criteri per individuare cosa è essenziale per ricostruire fatti di interesse pubblico e cosa no". E ha commentato come spetti al giornalista la precisa responsabilità di "valutare se, nel riferire di una notizia, la diffusione di un dato personale è essenziale per l’interesse pubblico" o meno, sottolineando come sia "curiosa la pretesa dei giornalisti di non dover rendere conto a nessuno di come fanno informazione". Internet invece fa venir meno i limiti di spazio e di tempo e questo, ha detto, "comporta la lesione del diritto all’oblio, cioè del diritto a veder dimenticata una notizia che ci riguarda passato un ragionevole periodo di tempo", mentre i motori di ricerca pongono il problema delle notizie errate e incomplete che possono ledere l’immagine delle persone.

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