PRIVACY. Pubblicità postale, Adoc: “Un regalo alle aziende e un danno per i consumatori”

Continua la polemica sulla norma contenuta nel decreto sviluppo che permette alle aziende di utilizzare gli indirizzi degli abbonati presenti negli elenchi telefonici per inviare loro comunicazioni pubblicitarie tramite posta. Secondo l’Adoc si tratta di una grave violazione della privacy e di una beffa per i consumatori, che per evitare di essere sommersi dalla pubblicità cartacea dovranno opporsi iscrivendosi al registro anti-telemarketing.

"E’ stato realizzato un nuovo regalo alle aziende, che potranno letteralmente sommergere di carta i consumatori, la cui privacy verrà gravemente violata – dichiara Carlo Pileri, Presidente dell’Adoc – ancora una beffa per i cittadini, che per evitare l’intasamento della cassetta postale dovranno iscriversi al registro anti-telemarketing come per le chiamate indesiderate. Un registro che riteniamo al limite dell’inutilità. Ogni comunicazione commerciale indesiderata avrebbe dovuto essere vietata verso tutti i cittadini a meno che non si sceglieva di essere inseriti nell’elenco delle persone chiamabili. Il registro, al contrario, ha ribaltato questo principio, autorizzando le chiamate indesiderate e l’invio di comunicazioni pubblicitarie verso tutti, tranne coloro che si iscrivono al registro".

"Inoltre – aggiunge Pileri – in caso di violazione delle regole da parte delle società sull’utente grava anche l’onere di segnalare la violazione al Garante della privacy, che potrà solo applicare una multa alla società colpevole, senza prevedere un risarcimento al consumatore che è stato ingiustamente e illegalmente disturbato. Le sanzioni previste non costituiscono un deterrente forte, andrebbe invece prevista la chiusura della società dopo un certo numero di segnalazioni ricevute".

L’Adoc denuncia, infine, un grave problema di organizzazione, dato che l’iscrizione al registro non è applicabile ai numeri inseriti negli elenchi privati, ad esempio i numeri ceduti a terzi al momento della firma di un contratto. "La situazione per l’utente è complicata, perché la società chiamante può solo dichiarare se il numero era sull’elenco pubblico o meno, e il consumatore non può sapere da quale elenco è stato preso il numero. Per questo chiediamo che venga rivista la norma sulla privacy, prevedendo la possibilità di firmare contratti senza essere obbligati a fornire il proprio numero".

E l’Associazione dei consumatori ipotizza anche un aumento dei costi per i cittadini. "L’invio di massa di materiale pubblicitario potrebbe provocare un rallentamento nella gestione del servizio postale ordinario, provocando un aumento dei costi a carico dei cittadini – conclude Pileri – inoltre, dal punto di vista ambientale, potremmo assistere ad uno spreco dannoso e inaccettabile, sia per quanto riguarda la quantità del materiale inviato sia per il suo smaltimento".

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