PRIVACY. SWIFT: il Parlamento europeo boccia l’accordo con gli USA sui dati bancari dei cittadini

MILANO – Nel corso di "Caffè Europa" – l’incontro di approfondimento delle tematiche trattate nel corso dell’ultima sessione plenaria del Parlamento Europeo (PE), organizzato dall’Ufficio a Milano del PE, uno dei temi trattati è stato la bocciatura dell’accordo SWIFT sulla consultazione dei dati bancari dei cittadini europei.

Nella plenaria che si è tenuta dall’8 all’11 febbraio, l’Europarlamento ha respinto infatti a larga maggioranza l’accordo tra UE e Stati Uniti sulla consultazione dei dati bancari dei cittadini europei che passano da Swift, la società che tratta i flussi finanziari di 8mila istituzioni e banche di tutto il mondo. Tutto era iniziato nel 2006, quando era emerso, nonostante il segreto che doveva ricoprire le operazioni, che gli americani avevano cominciato a usare i dati bancari dei cittadini europei, che dopo l’11 settembre 2001 venivano trasferiti direttamente da SWIFT.

Questo accordo era stato raggiunto per consentire agli Stati Uniti di monitorare tutti i flussi finanziari mondiali a fini di lotta contro il terrorismo internazionale, grazie alla mappatura dei percorsi del denaro sospettato di alimentare le casse dei gruppi eversivi. Ma i parlamentari europei questa volta hanno ritenuto che il margine di discrezione sull’uso di questi dati è troppo ampio e che non si possono trasferire in blocco i dati personali dei cittadini europei a una potenza straniera. In sostanza, non c’è accordo che tenga: i dati sui cittadini europei devono sottostare alle norme UE, hanno deciso ieri gli europarlamentari a Strasburgo.

Il nuovo Trattato di Lisbona conferisce infatti al PE il diritto di veto sugli accordi internazionali e gli europarlamentari hanno ritenuto opportuno quindi agire immediatamente

Il voto a larghissima maggioranza degli europarlamentari annulla invece l’intesa raggiunta a fine novembre scorso tra UE e Stati Uniti, che avrebbe dovuto entrare in vigore il primo febbraio 2010. Ora invece si deve riaprire il negoziato, nonostante l’evidente contrarietà degli USA, che ritengono "un grave errore" la scelta europea di far saltare l’accordo sul trasferimento dei dati bancari agli Stati Uniti attraverso la rete SWIFT, adducendo preoccupazioni in materia di privacy, proporzionalità e reciprocità. Il testo firmato tra gli USA e i 27 stati membri non potrà quindi entrare in vigore e i deputati propongono di negoziare un nuovo accordo conforme ai requisiti del Trattato di Lisbona, e in particolare alla Carta dei diritti fondamentali.

Secondo Martin Schulz, leader del gruppo socialista-democratico, firmare l’accordo "è stato un errore da parte dei governi dell’UE, che pensavano di poterla fare franca con un testo così carente, non in linea con i diritti fondamentali. Come saranno ottenuti e conservati i dati, sarà possibile avervi accesso e dopo quanto saranno cancellati? – si è interrogato Schulz -.Questo è semplicemente un cattivo accordo che non possiamo sottoscrivere".

E sono piovute critiche al Consiglio anche dal conservatore britannico Timothy Kirkhope, "frustrato e irritato" per l’atteggiamento dei governi. "Il diritto di approvazione del Parlamento non deve essere usato come uno strumento a posteriori" – ha ammonito – Stiamo finalmente ricevendo rassicurazioni dal Consiglio e dalla Commissione su questioni che riguardano la protezione dei dati", ha concluso Kirkhope.

Infine, la Commissaria Ue agli Affari interni, Cecilia Malmström, ha difeso invece la misura cancellata a Strasburgo, dicendo che non usurpava i diritti dei cittadini e ha promesso una nuova intesa. Ma i parlamentari ne fanno ormai anche una questione di "sovranità europea" e sostengono che "cooperazione vuol dire anche concordare i controlli".


di Flora Cappelluti

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