PRODOTTI TIPICI. Dop e Igp, Cia: volano i consumi

Gli acquisti di prodotti agroalimentari a denominazione di origine nel 2006 da parte delle famiglie italiane sono cresciuti del 2,2% rispetto all’anno precedente. Lo rileva la Cia, Confederazione italiana agricoltori, la quale ricorda che l’Italia è da tempo leader incontrastata in Europa nelle Dop (Denominazione di origine protetta), Igp (Indicazione geografica protetta) e Stg (Specialità tradizionale garantita).

I prodotti italiani a denominazione d’origine sono 159 (71 in lista d’attesa), il 21,5% del totale di quelli europei (741 prodotti, con 245 domande di riconoscimento). Siamo i primi in Europa, seguiti dalla Francia con 152 prodotti a denominazione d’origine, dal Portogallo e le Spagna con 104 prodotti, Grecia, Germania e Regno Unito, rispettivamente con 84, 67 e 29 prodotti. Tra i 159 prodotti italiani riconosciuti dall’Ue (109 Dop e 50 Igp) troviamo -sottolinea la Cia- 49 ortofrutticoli, 38 oli, 33 formaggi, 28 a base di carne (in particolare prosciutti, salumi, insaccati) e 11 di altre categorie, come panetteria, spezie e non alimentari.

"Gli aumenti più marcati negli acquisti domestici – afferma la Cia – sono stati conseguiti dai formaggi (più 6,7%), dai salumi (più 5,4%) e dai prosciutti (più 3,6%) e dagli oli extravergini (più 2,5). Dati che dimostrano che le famiglie italiane, dopo la flessione del 2003 (meno 4,4%) e i lievi aumenti del 2004 (1,1%) e del 2005 (più 1,6%), sono tornate ad acquistare in maniera consistente prodotti tipici e di qualità". Per quanto riguarda le singole categorie di prodotti tipici a denominazione di origine, la spesa è così ripartita: 65% i formaggi, 16% i salumi, 18,4% i vini, 0,3 gli oli extravergine d’oliva, 0,3 gli altri (ortofrutticoli, pane, miele).

La Cia evidenzia che gli acquisti di tali prodotti sono concentrati per il 65,5% negli iper e supermercati, il 18,5 nei negozi tradizionali e il 16,0% negli altri canali di vendita. Tra le regioni italiane, in testa è l’Emilia Romagna con 25 prodotti tipici, seguita da Veneto (21 prodotti), Lombardia (20 prodotti), Toscana (19 prodotti), Sicilia (15 prodotti), Piemonte, Lazio e Campania (12 prodotti), Puglia (11 prodotti) e Calabria (10 prodotti).

Infine, la Confederazione ricorda che sono sempre in agguato le falsificazioni e le imitazioni: ogni anno il nostro Paese perde più di 2,5 miliardi di euro a causa del crescente assalto dell’agropirateria sui mercati internazionali. Nonostante rappresentino ancora un settore di nicchia e sono spesso vittime di azioni di agropirateria internazionale, "questi prodotti sono un vero fiore all’occhiello per il made in Italy, – dice la Cia – visto che nello scorso anno le vendite oltre frontiera hanno raggiunto la cifra di 1,8 miliardi, registrando una crescita tra il 4 e il 5% nei confronti del 2005".

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