PRODOTTI TIPICI. Riforma Ue su Dop e Igp, i commenti di Alemanno e agricoltori

"La riforma delle regole europee per Dop, Igp e Stg contiene molte delle proposte presentate dall’Italia e, in larga parte, norme già osservate dal nostro Paese". Questo il commento del Ministro delle Politiche agricole e forestali, Gianni Alemanno alle le modifiche al Regolamento 2081/92, approvate ieri dal Consiglio Europeo.

In particolare Alemanno ha ricordato che "secondo le indicazioni date dall’Italia, sono state apportate modifiche alla parte del regolamento che concerne il controllo. Si semplifica poi, la documentazione da trasmettere a livello europeo, perché si tratta di presentare un unico documento. Si accorceranno così i tempi tecnici e le procedure saranno molto più snelle. Inoltre, i Paese membri saranno chiamati a un atto di responsabilità, avendo ora l’obbligo di dichiarare che il documento presentato dai propri produttori per ottenere le denominazioni è conforme alle regole".

Un commento positivo sebbene il Ministro abbia sottolineato che "La riforma così approvata poteva essere l’occasione per una revisione più completa. L’Italia, infatti, aveva chiesto, tra l’altro, la regolamentazione dell’uso della denominazione tutelata nei prodotti trasformati e questo non è stato inserito nella modifica. Lo stesso discorso vale per il regolamento sulle Stg, il cui regolamento aveva bisogno di una revisione più approfondita. Forse la fretta non ha giocato a nostro vantaggio ma possiamo comunque essere soddisfatti perché le richieste che più preoccupavano l’Italia sono state tutte accolte".

Intanto gli agricoltori guardano avanti. Coldiretti ricorda infatti che ora "Commissione Europea deve dimostrare abilità negoziale nel far valere a livello internazionale i passi in avanti compiuti al fine di garantire reciprocità, nel rispetto della proprietà intellettuale delle denominazioni contro le falsificazioni e l’agropirateria. Contro i pirati del cibo che falsificano l’identità territoriale degli alimenti sul mercato globale ostacolando il commercio leale, l’Unione Europea deve ora ricercare un’alleanza anche con i paesi in via di sviluppo (PVS) per spingere il Consiglio del Wto a prendere misure appropriate entro il 31 luglio 2006, come previsto dalla VI Conferenza Ministeriale che si è chiusa ad Hong Kong".

"Entro questa data – prosegue la confederazione – il Consiglio del Wto deve infatti esprimersi sulla possibilità di estendere la protezione delle indicazioni geografiche oltre che ai vini e agli alcolici anche ad altri prodotti, come formaggi e salumi ma anche caffe’, cacao o altro. Occorre stringere i tempi per rafforzare il fronte di quanti sono interessati alla tutela dei prodotti a indicazione geografica guardando anche ai paesi meno sviluppati dove cresce la consapevolezza di difendere le proprie produzioni tradizionali dalle imitazioni che vanificano importanti opportunità di sviluppo sostenibile".

 

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