PUBBLICITA’ INGANNEVOLE. Il punto sul recepimento della direttiva Ue

BRUXELLES. L’Italia è uno dei quattordici paesi europei in grado di garantire entro Natale ai propri consumatori un elevato grado di tutela di fronte alla pubblicità ingannevole e alle pratiche commerciali sleali, (aggressive e ingannevoli), anche negli acquisti transnazionali. Approvando i decreti legislativi 145 e 146 del 2 agosto, l’Italia è tra i primi stati membri a rendere effettive le norme contenute nella Direttiva 2005/29/CE sulle pratiche commerciali sleali, adottata nel maggio del 2005. Le nuove norme dovevano essere applicate nei Ventisette entro dicembre 2007. Per ora però la maggior parte degli Stati membri è latitante e soltanto l’Italia, insieme a altri Paesi tra cui Polonia, Repubblica Ceca, Belgio e Danimarca, sarà in grado di offrire per tempo ai propri consumatori il grado di tutela previsto dalla direttiva. Spicca l’assenza dei grandi, come Francia, Gran Bretagna e Germania.

Dei due decreti legislativi italiani che recepiscono la direttiva, uno vieta le pratiche commerciali scorrette nei rapporti tra imprese e consumatori; l’altro disciplina la pubblicità ingannevole e comparativa nei rapporti tra imprese. In entrambi i casi si amplia ulteriormente il campo delle condotte sanzionabili e si rafforzano le competenze delle autorità garante.

Il Decreto legislativo 146 del 2 agosto disciplina le pratiche commerciali scorrette nei rapporti tra professionisti e consumatori. A livello nazionale, il decreto legislativo sostituisce gli articoli da 18 a 27 dell’attuale Codice del Consumo.

Il Decreto legislativo145 recepisce invece l’articolo 14 della direttiva in materia di pubblicità ingannevole e comparativa esclusivamente nei rapporti tra professionisti, sottraendola al campo di applicazione del Codice del Consumo.

Secondo quando spiegano a Help Consumatori fonti comunitarie l’Italia ha trasposto quasi letteralmente la direttiva e si è mossa bene nel recepimento. Anche se ha ritardato di sei settimane il recepimento, motivo per cui la Commissione ha già aperto la procedura di infrazione nei confronti di Roma. La procedura però non avrà seguito perché poi l’Italia ha provveduto a porvi rimedio comunicando a Bruxelles lo scorso 21 settembre di aver recepito la direttiva con i decreti del 2 settembre. La procedura rimmarrà invece aperta per un numero considerevole di Stati Menbri.

La normativa chiarisce e semplifica il processo di definizione di una pratica commerciale sleale, offre a consumatori e commercianti un punto di riferimento comunitario unico, garantendo loro i propri diritti e mettendo in chiaro quali pratiche commerciali sono consentite e quali no. A tale scopo è stata redatta una lista nera delle pratiche sleali: in generale in Europa saranno vietate non solo i messaggi di pubblicità ingannevole o di pubblicità comparativa illecita, ma anche tutti quei comportamenti scorretti, compresi la pubblicità e il marketing, tali da ad alterare in misura apprezzabile la capacità del consumatore di prendere una decisione consapevole, inducendolo pertanto ad assumere una decisione di natura commerciale che non avrebbe altrimenti preso.

 

 

 

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