Per combattere l’obesità “Dai peso al peso”

Ogni giorno 156 italiani perdono la vita per le conseguenze dell’eccesso di peso. Secondo l’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel nostro paese le morti attribuibili a sovrappeso e obesità sono state circa 57mila nel 2002, un decimo del totale. "Sono numeri da guerra è oggi il sovrappeso è un problema troppo sottovalutato" ha detto Franco Di Mare, giornalista di RaiUno, in occasione della conferenza stampa di lancio dell’iniziativa "Dai peso al peso" che si è tenuta oggi presso il policlinico Umberto I di Roma.

In cosa consiste il progetto "Dai peso al peso"? Per la prima volta sono coinvolti insieme diversi soggetti, tra cui l’Istituto Superiore di Sanità, l’IRCCS San Raffaele Pisana, la Società Italiana dell’Obesità e Acaya Formazione & Salute, in partnership con Abbott e Coop. Dal 13 febbraio fino al mese di giugno, milioni di italiani che hanno superato i limiti di peso potranno recarsi in un supermercato Coop per un check-up gratuito che misurerà il loro stato di sovrappeso.

In oltre 50 centri IperCoop di tutta Italia, le persone di età compresa tra i 18 anni e i 75 anni, in sovrappeso evidente o sospetto, potranno eseguire il controllo dei valori ematologici, misurazione della pressione arteriosa, misurazione della circonferenza addominale, indice di massa corporea, valutazione della distribuzione di grasso rispetto alla massa magra, e test sul comportamento psicologico nei confronti dell’alimentazione.

L’obiettivo del progetto è quello di valutare i principali fattori di rischio legati all’eccesso di peso creando un data base unico nel suo genere, nonché quello di aumentare nelle persone il grado di consapevolezza sulla propria condizione di rischio e incoraggiarle a modificare il proprio stile di vita.

Perché si è scelto il supermercato invece che la piazza? "Abbiamo pensato di intervenire lì dove ci sono le scelte del consumatore, per orientare il gusto, ma soprattutto lo stile di vita nella giusta direzione" ha spiegato Salvatore Puscio, Presidente Acaya Consulting, una società che fa simulazioni di interventi ospedalieri per preparare meglio i medici alle operazioni reali. "Il progetto nasce da una forte esigenza di testare i problemi di sovrappeso degli italiani – ha detto Puscio – e abbiamo deciso di farlo sul campo, offrendo gratuitamente la possibilità agli italiani attraverso degli ambulatori mobili".

Il sovrappeso ormai è un’epidemia che coinvolge milioni di persone: i più recenti dati Istat indicano che più di un italiano su tre (34,2%) è in sovrappeso, mentre quasi uno su 10 (9,8%) è obeso. Gli obesi adulti sono ormai un esercito di oltre 4 milioni di persone. E il loro numero è in crescita. Le statistiche confermano che vi è stato un incremento dell’obesità in tutti i Paesi in Europa, in Australia e soprattutto negli Stati Uniti con un aumento delle persone obese fino a circa il 30% della popolazione. Dagli anni ’70 ad oggi la popolazione in sovrappeso e obesa in Italia è aumentata del 10% e in Inghilterra di circa il 18%.

Secondo uno studio condotto dall’Istituto Superiore della Sanità sulla fascia d’età 6-11, è emerso che dal 1990 ad oggi, si è verificata una crescita della popolazione giovane in sovrappeso e/o obesa di circa il 30%, che corrisponde al dato del 30% degli adulti in USA.

"Il grasso in realtà è un vero e proprio organo – ha dichiarato Saverio Cinti, Presidente Società Italiana dell’Obesità – in quest’organo ci sono due tipi di cellule: un tipo trasforma i grassi in calore quindi è positivo, mentre l’altro tipo sono cellule che accumulano il grasso e possono scoppiare generando un’infiammazione. Quando succede ci troviamo di fronte ad una vera e propria malattia e non si può far da soli". Giuseppe Rosano, del Centro di Ricerca Clinica e Sperimentale del San Raffaele di Roma, ha ricordato che "siamo fatti per vivere in assenza di cibo. Quindi quando c’è uno sbilanciamento tra quello che sprechiamo e quello che immagazziniamo, l’organismo accumula. E l’aumento di peso – ha concluso Rosano – aumenta il rischio di malattie cardiovascolari e di tutta una serie di altre malattie". Diabete, ipertensione, ictus e anche tumori sono i rischi del sovrappeso, con pesanti ricadute anche in termini sanitari e socio-economici.

"C’è la necessità di spiegare che questo non è un problema estetico – ha ribadito Giovanni Spera, Prof. Di Medicina Interna all’Università La Sapienza di Roma – purtroppo è una malattia che va gestita dal Sistema Sanitario e da tutte quelle strutture che possono affrontare il problema. Oggi ci sono dei protocolli standard che prevedono tante attività che funzionano. La chirurgia è sicuramente quella che dà risultati sul breve periodo, ma ci sono anche altre soluzioni". Infatti la perdita di grasso non è necessariamente perdita di peso e i due presupposti fondamentali per combattere il sovrappeso restano una dieta equilibrata e un giusto esercizio fisico. "Tutte o quasi tutte le terapie farmacologiche per dimagrire sono estremamente pericolose – ha ribadito Cinti.

Ma cosa ci si aspetta da questi dati che si raccoglieranno sul sovrappeso degli italiani? "Sicuramente c’è una curiosità scientifica – ha detto Cinti – non sappiamo realmente quanti soggetti in sovrappeso hanno una situazione di pericolo dal punto di vista sanitario. Questa è la prima volta che viene fatto uno screening di massa che ci aiuterà a capire le abitudini degli italiani". "Oltre ad essere tutto anonimo – ha precisato Stefano Vella dell’Istituto Superiore di Sanità – così che nessuno possa sentirsi schedato, verrà messa su una corte epidemiologica, per cui quest’iniziativa non darà solo una fotografia statica della situazione, ma seguirà i dati ne tempo, cercando di analizzare i fattori avversi e gli impatti dell’obesità nel tempo".

"L’obesità è una malattia solo dei paesi ricchi?" ha chiesto Franco Di Mare in conclusione. "Non è proprio così. Certo dove non c’è da mangiare ci sono altre urgenze, ma nei posti dove c’è un apporto di cibo almeno sufficiente subito si affaccia il problema dell’obesità". "Perché è un problema soprattutto di educazione alla salute, su cui si deve investire, e bisogna avere un approccio sistemico per inquadrare la malattia nel suo complesso" ha concluso Vella.

di Antonella Giordano

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