Polizza obbligatoria contro calamità naturali. Tavola rotonda a Roma

Il Consorzio universitario per l’ingegneria nelle assicurazioni oggi ha organizzato una tavola rotonda con il mondo delle assicurazioni e dei consumatori in cui ha proposto la creazione di una legge he preveda la copertura assicurativa, magari obbligatoria, contro le calamità naturali. In Italia, infatti, secondo il Consorzio, oltre la metà dei cittadini vive in zone a rischio e lo Stato ogni anno spende oltre 3,5 miliardi di euro per far fronte ai disastri naturali, anche se purtroppo i rimborsi non sempre sono sufficienti.

Alla tavola rotonda hanno partecipato, oltre al presidente del Cineas Adolfo Bertani, il presidente dell’Ania Fabio Cerchiai, l’amministratore delegato della Consap, Claudio Cappon, il vice capo dipartimento della Protezione civile, Vincenzo Spaziante, gli amministratori delegati di Marsh Italia Irelio Offman e di Swiss Re Antonio Solari, il presidente della Commissione Trasporti e Turismo del Parlamento Europeo, Paolo Costa, Fabrizio Premuti dell’Adiconsum ed il direttore dell’Istituto di Biometeorologia Giampiero Maracchi.

Secondo Cappon, se lo Stato non ce la fa, allora la soluzione è "un grande contratto pubblico-privato", in cui "utilizzare di più i meccanismi di mercato", lo Stato però non deve scomparire "del tutto" ma anzi dovrebbe "mantenere un ruolo di ultima istanza, di regolatore delle procedure".

Un primo passo, secondo gli esperti, è stato fatto recentemente dopo anni di tentativi andati a vuoto: con la finanziaria 2005 si è, infatti, arrivati ad ottenere l’istituzione di un Fondo di garanzia del valore di 50 milioni di euro "al fine di favorire l’avvio di un regime assicurativo volontario". Ma il vero nodo della questione sta dell’obbligatorietà della polizza che genera qualche perplessità soprattutto fra i consumatori ed anche fra i politici.

Una soluzione viene dalla proposta dell’ex-ministro Costa secondo cui si dovrebbe di coinvolgere l’Unione Europea e fare in modo che sia l’esecutivo di Bruxelles a vincolare l’Italia.

Ciò che comunque ha messo tutti d’accordo nel corso della tavola rotonda è il fatto che i numeri parlano chiaro: il 67% dei comuni italiani infatti si trova in una zona sismica, il 50% delle imprese in aree a pericolo di frane e alluvioni, due milioni di persone vivono in zone ad alto rischio vulcanico.

Inoltre il cambiamento climatico degli ultimi anni avrebbe peggiorato la situazione poiché comporta un incremento della possibilità che si verifichino "eventi estremi" sia nel centro nord del Paese sia nel mezzogiorno. Negli ultimi anni la frequenza degli alluvione è aumentata del 50% nella penisola, facendo degli italiani il 38% delle vittime delle inondazioni in tutta Europa per un costo annuale pari allo 0,2% del Pil.

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