Premio Dona 2010, l’etica al centro del mercato

Domani, 25 novembre 2010, si tiene a Roma, (Centro Congressi Montecitorio Eventi – Piazza Capranica, 101), la quarta edizione del Premio Vincenza Dona, dedicato quest’anno alla responsabilità sociale ed etica delle imprese e dei consumatori. Istituito nel 2007 per ricordare il fondatore dell’Unione Nazionale Consumatori, Vincenzo Dona, riconosciuto anche come il padre del movimento consumerista italiano, il Premio quest’anno va a Mario Monti, Raffaele Guariniello e Stefano Zamagni, "tre personalità che, ognuna nel proprio ambito, hanno saputo dimostrarsi ‘voce dei consumatori’ battendosi per una società più etica e ripensando il rapporto tra etica ed economia come scelta necessaria per contrastare le difficoltà connesse alla crisi". I vincitori del concorso giornalistico "La voce del consumatore" sono, in ex-aequo per la sezione radio-televisione, la trasmissione tv ‘Le Iene’ (rappresentata per l’occasione da Andrea Agresti, Giulio Golia e Filippo Roma) e Debora Rosciani di Radio 24, mentre per la sezione stampa è stata designata vincitrice Nadia Gavioli del settimanale Oggi".

Help Consumatori lancia la giornata di domani con la voce diretta di Massimiliano Dona, Segretario Generale dell’UNC.

Il tema quest’anno è l’etica dell’impresa e i diritti dei consumatori. Perché è stato scelto questo tema?

Per la quarta edizione del Premio Vincenzo Dona voce dei consumatori abbiamo pensato di mettere al centro della discussione il tema dell’etica. E’ questo un tema di cui si è parlato molto nel corso dei secoli, ma recentemente è tornato ad essere di attualità a causa della crisi economica e della crisi generale di valori che ciascuno di noi avverte intorno a sé. Abbiamo invitato i nostri ospiti lanciando provocatoriamente la domanda "Chi è senza peccato", illustrando il tema con alcune pietre evocative della nota domanda retorica. Perché ci chiediamo chi è senza peccato? Perché crediamo che su un tema di tale rilievo ci sia una corresponsabilità di tutti gli attori coinvolti, del resto siamo nell’era della globalizzazione e questo significa soprattutto una stretta correlazione tra i diritti e i doveri di ciascuno. Uno degli argomenti che porteremo al centro del dibattito è proprio il ruolo non solo dell’onestà delle imprese ma anche dell’etica di cui sono capaci i cittadini-consumatori. In questo ragionamento ci è di grande conforto la riflessione fatta dal Santo Padre l’anno scorso con la pubblicazione dell’enciclica "Caritas in veritate". Dalle pagine di questo documento emerge proprio la responsabilità sociale del cittadino, che non si può disgiungere da quella della sua controparte, cioè l’impresa che gli fornisce beni e servizi. Responsabilità sociale del cittadino vuol dire che non possiamo limitarci a rivendicare dei diritti, ma dobbiamo essere consapevoli anche dei doveri che il cittadino ha nei confronti del mercato. Nel corso della mia relazione sottolineerò i frangenti nei quali un comportamento più etico, responsabile e consapevole da parte del consumatore servirebbe ad arricchire il mercato di seri valori etici. Questo è il senso che ha mosso l’evento.

Entrando nel merito del termine, per etica cosa si intende? Oggi forse si rischia di liquidarlo con la sostenibilità ambientale?

Quando si parla di etica del mercato vengono indubbiamente in mente due temi: il rispetto del lavoratore e quello dell’ambiente. Ma notiamo, anche grazie ad una ricerca pubblicata di recente da Ipsos per Consumers’ Forum, che chiedendo ai cittadini cosa è etico per loro, essi elencano subito casi di vita quotidiana: quindi l’impresa che è trasparente nei confronti dei consumatori, l’impresa che pratica prezzi onesti e non è vessatoria nei suoi comportamenti, né ingannevole con la sua pubblicità. E’ a questa faccia della luna cui noi andiamo a guardare, a quell’etica intesa nel momento in cui l’azienda si relaziona più direttamente al consumatore. Guarderemo all’aspetto microeconomico dei comportamenti aziendali e andremo a scoprire che oggi, nel momento in cui le imprese non si comportano in modo etico o rispettoso del cliente lo educano, intanto, alla scorrettezza e seminano un’erba cattiva che purtroppo poi i consumatori mutuano nei loro comportamenti. Tante volte vediamo noi stessi dei consumatori approfittatori. Probabilmente la strada meno onesta gliela insegna anche l’impresa. Ma al di là di questo restano dei comportamenti scorretti dei quali siamo quotidianamente testimoni, che sono certificati da provvedimenti di condanna da parte di tutte le Autorità di controllo che segnalano contratti attivati senza la sottoscrizione del cliente, bollette opache, fatturazioni errate. Tutto un catalogo di micro vessazioni paragonabili ad un fenomeno quasi di microcriminalità nel campo dei rapporti di consumo, che infesta l’attuale scenario economico e ci fa concludere che il mercato oggi è ben lontano dai valori etici cui dovrebbe ispirarsi.

Se oggi parliamo di comportamento etico del consumatore possiamo dire che il consumerismo in Italia ha fatto dei passi avanti ed è diventato più evoluto?

Credo che l’opera del movimento dei consumatori su questo versante sia preziosa: da un lato la costante attività di educazione al consumo dei cittadini svolge un ruolo di innalzamento del livello etico del mercato, dall’altro il rapporto con le imprese, a volte conflittuale a volte dialogante, indica alle aziende la strada da seguire spiegando loro quali sono le voglie e i bisogni dei consumatori. Quando non demagogico né strumentalizzato il movimento dei consumatori ha un importante ruolo politico. Cito ancora una volta le parole del Santo Padre, perché proprio nell’enciclica si legge della centralità del consumatore, del suo ruolo politico a tutti gli effetti; poco dopo però il Pontefice ricorda che questo ruolo non deve essere in alcun modo strumentalizzato dai rappresentanti dei consumatori. C’è infatti anche un dovere etico di noi rappresentanti dei consumatori al quale è necessario tener fede.

di Antonella Giordano

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