Presentato Ecomafia 2008

Ogni giorno ci sono 83 reati contro l’ambiente, cioè oltre 3 reati all’ora. Nel 2007 le forze dell’ordine hanno accertato 30.124 illeciti, con un incremento del 27% rispetto al 2006. Questi sono soltanto alcuni dei dati raccolti nel 15° Rapporto Ecomafie di Legambiente sulla criminalità ambientale presentato oggi a Roma. Nella classifica dell’illegalità ai danni dell’ambiente la Campania occupa stabilmente il primo posto e questa regione, insieme alla Calabria, genera il 30% dei reati registrati in tutta Italia. Per quanto riguarda la violazione della normativa sui rifiuti, nel 2007 le forze dell’ordine hanno scoperto oltre 4.800 illeciti e interessante è il fatto che dietro la Campania, in testa anche nell’illegalità del ciclo dei rifiuti, troviamo il Veneto. Cioè il problema della spazzatura non si concentra solo al sud, ma c’è una compartecipazione diffusa tra varie regioni e uno spostamento di questi traffici verso il nord, considerato non solo come zona di procacciamento degli scarti industriali smaltiti illegalmente nelle regioni centrali e meridionali, ma anche come sito finale.

Un altro dato importante che emerge dal Rapporto è la diminuzione del fatturato dell’ecomafia, in calo di circa un miliardo di euro, a fronte di un aumento degli illeciti nel ciclo dei rifiuti. E questo dimostra l’efficacia dell’attività di prevenzione e repressione messa in campo da Carabinieri e Corpo Forestale emerge sempre di più il sommerso e il settore comincia ad essere messo in crisi. Altre 2 novità messe in luce dal Rapporto di Legambiente riguardano il fatto, ormai assodato, che nel ciclo dei rifiuti urbani ci sia un intervento della mafia siciliana, e il fatto che accanto ai settori tradizionali del cemento e dei rifiuti se ne aggiungono di nuovi: riciclaggio di denaro e illeciti nel settore delle rinnovabili.

"Le ecomafie gestiscono nel nostro paese un vero e proprio sistema eco-criminale, estremamente flessibile e diversificato, al quale dobbiamo contrapporne uno legale ed eco-sostenibile" ha dichiarato il Presidente nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza. "Per questo ogni anno – ha ricordato Cogliati Dezza – rilanciamo la proposta di introdurre i delitti contro l’ambiente nel nostro Codice Penale, per punire in maniera congrua chi avvelena l’aria che respiriamo, inquina l’acqua, minaccia la nostra salute, penalizza le imprese pulite".

Sull’urgenza dell’inserimento dei reati ambientali nel Codice Penale ha insistito Ermete Realacci, Ministro dell’Ambiente del Governo ombra del PD. "Non dobbiamo dimenticare che si tratta di una riforma di civiltà per il nostro paese e già troppe legislature sono passate senza che questa necessaria innovazione del nostro codice penale, che pure aveva sempre raccolto un consenso da parte di tutti gli schieramenti politici, andasse a buon fine. La lotta all’illegalità ambientale – ha continuato Realacci – si combatte su più fronti, dal controllo degli appalti, alla lotta all’abusivismo edilizio, al dotare le forze dell’ordine di strumenti repressivi più efficaci". Il Ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, nel suo messaggio inviato durante la presentazione del Rapporto, ha denunciato il fatto che "i crimini ambientali sono una minaccia, gravissima ed organizzata, al nostro supremo bene nazionale, che è l’ambiente italiano, e che vanno affrontati e repressi con durezza e con un apparato attrezzato ed efficiente, all’altezza della sfida che tali crimini rappresentano per la nostra comunità".

La prefazione al Rapporto Ecomafia 2008 è di Pietro Grasso, il Procuratore Nazionale Antimafia, il quale spiega come "il fenomeno delle ecomafie rappresenti il modo con cui le strategie della criminalità organizzata di tipo mafioso si sono adeguate alle nuove frontiere delle più moderne attività imprenditoriali". Nel 2007 i clan dell’ecomafia sono saliti a 239, quindi 36 in più del 2006, e Cosa Nostra è entrata a pieno titolo nella gestione del ciclo dei rifiuti; è emersa, infine, la "multifunzionalità" del clan dei Casalesi, capace di spaziare dal ciclo del cemento a quello dei rifiuti, dall’agricoltura al racket degli animali.

Tra le altre tipologie di reato, sono aumentati in particolare gli incendi boschivi: 225mila ettari di boschi e foreste andati in fumo, 18 persone uccise dalle fiamme, 7 milioni e mezzo di tonnellate di CO2 rilasciate nell’aria sono il bilancio degli oltre 10mila incendi dell’estate scorsa in Italia, quasi sempre di natura dolosa. Per divulgare il Rapporto Ecomafia e portarlo in mezzo alla gente, il 6 giugno parte da Riccione il No Ecomafia Tour, in occasione del Premio Ilaria Alpi. Sono previste 12 tappe in giro per l’Italia per parlare di criminalità ambientale e sollecitare una collaborazione tra cittadini e istituzioni.

a cura di Antonella Giordano

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