Prezzi: sciopero no, boicottaggio forse, di M. Dona

Cosa può fare un consumatore di fronte agli aumenti diffusi dei prezzi? Deve restare a guardare o può tentare di difendersi? Deve arrendersi o può resistere? Ogni consumatore ha un’arma che nessuna azienda, catena di distribuzione, multinazionale può sottrargli: la libertà di scegliere. A pensarci bene è un potere enorme, ma a volte ci si dimentica di averlo, tanto siamo abituati, quasi rassegnati alle nostre scelte. Eppure la specie Homo sapiens sapiens può scegliere un prodotto piuttosto che un altro o, addirittura, rinunciare ad un prodotto se questo non è indispensabile. Se il fine è di combattere l’aumento dei prezzi, si possono prendere in considerazione due atteggiamenti: lo sciopero della spesa o il boicottaggio individuale dei prodotti i cui prezzi aumentano ingiustificatamente.

Cosa significa sciopero della spesa? Per quanto forte sia diventato il movimento consumerista non è pensabile organizzare milioni di consumatori e indurli a non comprare nulla nell’arco di una giornata e, se necessario, rinnovare più volte l’astensione dagli acquisti: è uno strumento di lotta folcloristico, battagliero, forse efficace mediaticamente, ma poi di scarsa incisività ed anche indiscriminato, perché si finisce per colpire nel mucchio col risultato che chi aumenta i prezzi disinvoltamente riesce a nascondersi facilmente.

C’è poi il boicottaggio. Il termine deriva dal nome del capitano Charles Cunninghan Boycott che nell’estate del 1880 mandò i suoi affittuari a mietere l’orzo ma, invece di offrire la paga regolare, decise di ridurla. I contadini si rifiutarono di lavorare e la famiglia Boycott tentò di mietere il raccolto da sola con l’aiuto dei domestici. Dopo poche ore, tuttavia, la signora Boycott si recò dagli affittuari implorandoli di tornare al lavoro. Costoro accettarono la richiesta della signora Boycott, ma poco tempo dopo ricevettero l’intimazione di sfratto.

La reazione dei contadini fu immediata: in una riunione convocata d’urgenza decisero di interrompere qualsiasi rapporto con Boycott e la sua famiglia. Grazie al discorso del reverendo O’ Malley che esortò la popolazione a comportarsi così: "Se un arraffatore di terre viene nella vostra città e vuole vendervi qualcosa, non fategli male né minacciatelo; ditegli semplicemente che sotto la legge inglese egli ha il diritto di vendere la sua merce, ma aggiungete che la legge britannica non vi obbliga a comprare niente da lui così farete finché vivrete". Tre giorni dopo questo discorso il giornalista americano Redpath coniò il verbo boicottare.

Non c’è bisogno di propagande, di movimenti di liberazione, di blog: c’è la nostra libertà di scelta ed è più che sufficiente. Il consumatore dispone (sulla carta) di un potere enorme, ma finché non ne sarà consapevole resterà un "gigante nano". Guardiamo le etichette, compariamo i prezzi, controlliamo il peso delle confezioni e, soprattutto, compriamo quello che ci serve: utilizziamo la nostra capacità di scelta fino in fondo. Se poi qualcuno intende legittimamente soddisfare i propri desideri senza badare al proprio portafoglio, boicotti pure questo articolo, cestinandolo. Ma nel cassonetto della carta da riciclare.

di Massimiliano Dona, Segretario Generale dell’Unione Nazionale Consumatori

 

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