Privacy, Paissan: “La notizia non calpesti la riservatezza”

E’ stata presentata il 6 dicembre a Roma la seconda edizione aggiornata del volume "Privacy e Giornalismo" curato da Mauro Paissan, componente dal marzo 2001 del Garante della Privacy: una raccolta delle decisioni più importanti adottate dall’Authority in materia di giornalismo. Help Consumatori ha intervistato Paissan per comprendere a fondo l’attività dell’Authority nel settore dove è complicato trovare il necessario equilibrio tra diritto all’informazione e diritto alla riservatezza delle persone.

D: Nel 1998 il Garante per la protezione dei dati personali affrontò il tema del giornalismo con la stesura del Codice Deontologico. Quali i temi di maggiore rilevanza trattati nel testo?

R: Il Codice deontologico si apre con il richiamo alla libertà di stampa e al diritto dei cittadini all’informazione, valori che devono essere contemperati con i diritti fondamentali della persona. E’ quindi stato chiarito sin dalle prime righe del testo che la privacy non può essere un alibi per nascondere notizie che interessano l’opinione pubblica. Il Codice ha poi introdotto un criterio importante: il giornalista può pubblicare le informazioni "essenziali" per dare conto di un fatto di pubblico interesse. I dati non essenziali, dunque, violano la riservatezza delle persone. Ad esempio, il Garante ha ritenuto non essenziale pubblicare identità e indirizzo di una persona che aveva avuto una relazione con una donna poi assassinata.
Giornalisti e fotografi, inoltre, non possono usare sotterfugi per carpire notizie e immagini, dato che il Codice li obbliga a dichiarare sempre identità e professione, a meno che ciò non comporti dei rischi o impedisca di realizzare inchieste giornalistiche.

D: Un manuale per essere "buoni giornalisti", insomma. Quali caratteristiche deve avere il professionista per essere considerato tale?

R: Il giornalista deve svolgere la sua funzione informativa rispettando la dignità delle persone coinvolte in fatti di cronaca, questo è il criterio fondamentale dal nostro punto di vista per individuare il "buon giornalista". Deve dunque usare cautela nel riferire dello stato di malattia e astenersi dal descrivere le abitudini sessuali delle persone a meno che ciò sia essenziale per l’esercizio del diritto di cronaca. Non deve pubblicare immagini di persone detenute senza il loro consenso, né foto segnaletiche o immagini di persone con manette ai polsi. Deve evitare di fare riferimento a coloro che non sono direttamente interessati ai fatti. Insomma, maggiore attenzione ai diritti delle persone senza concedere nulla a chi vorrebbe una informazione più "addomesticata".

D: Qual è il criterio che ispira le pronunce del Garante in materia di giornalismo?

R: I criteri in base ai quali decidere sui singoli ricorsi o segnalazioni sono fissati dalla legge e dal Codice deontologico. E in questi anni abbiamo verificato che quando si tratta di applicarli ciascun caso è diverso dall’altro, vanno valutate con attenzione le particolarità. E’ un compito difficile e delicatissimo, soprattutto l’individuazione di cosa è essenziale per garantire il diritto all’informazione dell’opinione pubblica su fatti di interesse per la vita politica, sociale e culturale della nostra società.

D: Qual è il maggior problema connesso a Internet e quali le modalità per fronteggiarlo?

R: Internet è stato definito il più grande spazio pubblico di libertà del nostro tempo. Questo spazio deve essere garantito e difeso, ma non si può consentire che nell’ambito della rete siano tollerati comportamenti vietati al di fuori di essa. Come, seppure su piani diversi, la pedopornografia o la diffamazione o la violazione della riservatezza. Da quest’ultimo punto di vista il problema più grosso è costituito dal fatto che è molto difficile controllare la qualità delle informazioni entrate nel circuito della rete. Le richieste di cancellazione o aggiornamento di dati non veri o parzialmente veri o molto vecchi spesso si scontrano con mille difficoltà: dalla diversità dei luoghi virtuali che li contengono (siti web, copie cache, risultati dei motori di ricerca) alla diversa legge applicabile se i gestori dei siti web o dei motori di ricerca sono stabiliti al di fuori dell’Unione europea. L’unica soluzione possibile è quella di individuare un corpo di regole condivise a livello internazionale.

D: In materia di tutela dei minori, cosa il Garante può raccomandare al giornalista?

R: Nel nostro ordinamento esistono ormai numerose norme poste a tutela della privacy del minore. Il principio generale è che le persone ancora in via di formazione vanno protette in modo particolare, per evitare che l’esposizione mediatica dei loro casi di vita possa pregiudicare l’equilibrato sviluppo della loro personalità. Il Codice deontologico del 1998 ha affermato, con nettezza, che il diritto del minore alla riservatezza "deve essere sempre considerato come primario rispetto al diritto di cronaca". Non possono dunque essere divulgate identità e immagini di minori coinvolti a qualsiasi titolo in procedimenti giudiziari. Né possono essere diffuse informazioni che possano renderli riconoscibili anche indirettamente. Questo non significa che l’immagine del minore debba diventare in sé un tabù: se ad esempio è rappresentato in un contesto positivo la foto di un minorenne può certamente essere divulgata.

D: Più volte è stata ribadita la necessità di sensibilizzare giornalisti e opinione pubblica ad una maggiore e più profonda cultura della riservatezza. Qual è lo stato dell’arte?

R: Credo siano stati fatti grossi passi avanti da quando il Parlamento approvò la prima legge sulla tutela dei dati personali, ormai dieci anni fa. Le persone sono più sensibili al rispetto della loro vita privata, lo dimostra l’alto numero di ricorsi e segnalazioni che arrivano al nostro ufficio. Anche nel mondo dell’informazione c’è una sensibilità nuova. Eppure c’è ancora molto da fare per convincere i giornalisti che la notizia può essere resa efficacemente anche senza calpestare la riservatezza, l’intimità, l’identità delle persone.

Intervista a cura di Valentina Corvino

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