Qual è il futuro del servizio pubblico universale?

I trasporti, l’istruzione, la sanità, i rifiuti, sono soltanto alcuni dei servizi pubblici garantiti, per la maggior parte, dal servizio universale. Grazie al servizio universale la scuola è gratuita quasi del tutto e permette l’accesso a tutti i ragazzi, il servizio sanitario nazionale garantisce le cure a tutti i cittadini italiani e i treni mettono in collegamento "quasi" tutto il territorio nazionale. Indubbiamente oggi queste garanzie vengono messe sempre di più in pericolo; per questo Assoutenti ha deciso di dedicare il suo Congresso nazionale, che si svolge domani e dopodomani a Roma, al servizio universale e alle sue prospettive nel mercato di oggi. Help Consumatori ha raggiunto il Presidente di Assoutenti, Mario Finzi, per approfondire con lui il tema del Congresso.

Perché si è scelto il tema dei servizi pubblici per il congresso di quest’anno?

Intanto perché il tema sta nella vocazione storica e naturale di Assoutenti che nasce come Associazione a tutela degli utenti dei servizi pubblici. Quest’anno poi ci sembra che sempre più spesso, sia da parte della politica che da parte delle imprese che gestiscono i servizi pubblici, si stia mettendo in pericolo il livello qualitativo e quantitativo delle tariffe di quella parte dei servizi pubblici che rappresentano il servizio universale.

Cosa si intende per servizio universale?

Per servizio universale si intende quella fascia di servizi che lo Stato deve mettere a disposizione di tutti i cittadini in modo accessibili quindi intervenendo anche sui prezzi affinché non siano troppo alti, ma garantendo soprattutto che vengano erogati nella stessa misura e qualità su tutto il territorio nazionale. Questa garanzia che viene dalla Costituzione e da tutta una serie di norme europee, ci sembra che venga messa in pericolo soprattutto nell’ultimo periodo.

Quali sono i settori più critici in questo momento per il servizio universale?

Di sicuro il trasporto regionale è uno dei servizi che è stato messo più in discussione, verso il quale lo Stato ha ridotto le risorse. Poi c’è il settore dei servizi idrici dove i prezzi sono aumentati mentre non è migliorata la qualità. Ma c’è da fare anche un altro importante ragionamento sulla dinamica del servizio universale: quei servizi che fin’ora sono stati erogati in regime di servizio universale sono sempre attuali? Cioè è giusto spendere i soldi del contribuente per la spedizione delle cartoline postali o per le cabine telefoniche pubbliche, che fanno parte del servizio universale? Probabilmente no. In questi casi, forse, la misura dell’intervento potrebbe essere rimodulata a favore di altri servizi che man mano diventano più attuali, come la banda larga che oggi serve ai cittadini e alle imprese, mentre in Italia c’è un drammatico digital divide. Quindi da una parte c’è l’esigenza di conservare il principio del servizio universale, dall’altra si può ripensare cosa mantenere e cosa può essere affievolito a favore di altri servizi più attuali. Ci sono poi grossi comparti di servizio universale che hanno bisogno di essere presidiati con grande attenzione. Pensiamo al servizio sanitario nazionale, che è tutto servizio universale: i livelli di prestazioni sono fermi al 2001, mentre la situazione da allora sicuramente è cambiata, in termini di terapie, di capacità diagnostiche eccetera. Poi c’è il settore dell’istruzione, che viene erogata in termini di servizio universale: lo Stato ci mette sempre meno risorse e i livelli qualitativi scendono. Questo è un vulnus grave. Il dibattito sul servizio universale è aperto e le Associazioni dei consumatori devono essere protagoniste del dialogo.

C’è il rischio che con il federalismo fiscale il concetto di servizio universale venga sempre meno?

Il federalismo sarà un terreno di esercizio della nostra capacità di avere spazi di dialogo. Intanto nell’ultima sessione del Cncu-Regioni abbiamo chiesto di aprire un dialogo che fino ad oggi non c’è stato, tra le Associazioni dei consumatori e la Conferenza delle Regioni, visto che sono loro che hanno in mano alcune decisioni fondamentali del federalismo. Sicuramente il federalismo rischia di acuire soprattutto le differenze sull’erogazione delle prestazioni essenziali all’interno del Paese. Ma questo è un rischio che noi vediamo tutti i giorni: basta spostarsi da una città all’altra tra il Nord e il Sud dell’Italia per vedere immediatamente la diversa qualità infrastrutturale delle scuole, degli ospedali eccetera. L’omogeneità del servizio universale è una caratteristica fondamentale per garantire anche l’uguaglianza di tutti i cittadini. Io non credo che si corra il rischio di perdere il concetto di servizio universale, ma effettivamente questo è un momento di pericolo in cui non si tratta soltanto di garantirne l’esistenza ma anche il buon funzionamento, che oggi è lontano dall’esserci. Per far sì che questo si realizzi sono necessarie intanto due indipendenti autorità di regolazione che devono presidiare i settori dei trasporti e dell’ambiente. Il tema dell’ambiente e dell’acqua, ad esempio, è un tema dove le disparità sono enormi Ci vuole un soggetto indipendente anche per un’altra liberalizzazione alle porte che è quella delle poste. In questo caso il soggetto vigilante è il Ministero, ma questo non va bene. Ci vuole un soggetto terzo e potrebbe essere la già esistente Autorità per le telecomunicazioni. Infine, un progetto ambizioso di Assoutenti, è quello di introdurre nella nostra Costituzione una norma che parli esplicitamente dei consumatori: noi abbiamo fatto un’indagine su 72 Costituzioni di tutto il mondo; abbiamo trovato che in 15 di queste ci sono norme a garanzia dei diritti dei consumatori. Ci piacerebbe provare ad introdurre anche nell’ordinamento italiano una norma che parli dei diritti dei consumatori, e magari delle azioni giudiziarie collettive.

Il servizio pubblico universale deve essere necessariamente in netta contrapposizione con la concorrenza?

Tra servizio universale e concorrenza non c’è nessun ostacolo in mezzo. Pubblico e privato possono concorrere. Il discorso è un altro: lo Stato deve definire i livelli di prestazione essenziali del servizio universale e deve stabilire alcune caratteristiche di qualità e di costo di questi servizi. Probabilmente a condizioni di mercato quel costo non può essere offerto ai cittadini, quindi lo Stato deve contribuire. Si fa una gara per assegnare il servizio universale ed a questa possono concorrere aziende pubbliche e aziende private, aziende italiane e aziende straniere. Chi offre il servizio chiedendo il minore contributo da parte dello Stato vince la gara. Questo sistema può valere per tutti i servizi, dai trasporti al servizio idrico, e metterebbe in concorrenza le aziende. La cosa importante è che il committente, cioè chi decide come fare il capitolato di gara, quali servizi chiedere, quali livelli di qualità imporre e quali tariffe applicare, resti pubblico. Noi crediamo, inoltre, che sia necessaria anche una dinamicità delle tariffe, che però devono cambiare seguendo un criterio chiaro e devono portare ad un miglioramento dell’efficienza del servizio. In sostanza le tariffe devono cambiare con il metodo del price cap che garantisce all’azienda un piccolo aumento a condizione del miglioramento della qualità del servizio.

In questo caso gli interlocutori delle Associazioni dei consumatori sono le istituzioni o possono essere direttamente le aziende?

Il primo livello dell’interlocuzione è sicuramente con il sistema pubblico, ai vari livelli di governo dei servizi, dallo Stato ai Comuni. Un altro livello importante è con le Autorità di regolazione e le Associazioni nel tempo l’hanno conquistato. Poi c’è il dialogo con le imprese che diventa comunque residuale una volta che si sono definiti i livelli di prestazioni e di contribuzione. Il dialogo con le aziende resta molto importante nel caso di controversie tra cittadini e aziende e nei casi di clausole contrattuali. Lì è importante la contrattazione con le aziende.

di Antonella Giordano

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