REFERENDUM. Le ragioni del NO del Comitato promotore referendum

Aggiornare, non demolire la nostra Carta costituzionale: le riforme coerenti con i principi fondamentali della Costituzione possono realizzarsi solo se viene cancellata questa pessima controriforma. Questo il proposito che il Comitato promotore del referendum si è posto due anni fa e che ribadisce oggi a pochi giorni dalla consultazione popolare.

Secondo il Comitato il testo sottoposto a referendum, indicato con l’improprio nome di "devolution", ferisce l’unità nazionale attribuendo alle Regioni la competenza esclusiva in materie che riguardano i livelli essenziali delle prestazioni per i diritti alla salute ed alla istruzione. Il sistema sanitario tenderebbe a differenziarsi per il diverso rapporto tra sanità pubblica e sanità privata. Bisogna poi tener conto dei pesanti effetti di differenziazione derivanti dalla attribuzione del carattere esclusivo alle competenze regionali nelle altre materie non espressamente riservate alla legislazione dello Stato quali agricoltura, industria e turismo, tra le altre.

Non solo. Il Comitato attacca anche la concentrazione nel Primo ministro di poteri che rendono del tutto squilibrata in senso autoritario la forma di governo dell’Italia, isolandola dagli Stati liberal-democratici. Il Presidente della Repubblica perde il potere di scioglimento della Camera, che passa integralmente al Primo ministro: la Camera dei deputati è degradata ad una condizione di mortificante inferiorità.

Dito puntato anche contro il superamento del bicameralismo paritario (escludendo il Senato dal rapporto di fiducia) che secondo il Comitato non è giustificato dalla creazione di un vero Senato federale rappresentativo degli enti e delle comunità territoriali. La riduzione del numero dei parlamentari è un espediente puramente demagogico perché essa è operativa solo dal 2016 quando i capi e capetti di oggi saranno sperabilmente in pensione.

Inoltre la distribuzione delle attribuzioni legislative tra Camera e Senato in base alle diversità delle materie rende del tutto incerto l’esercizio del potere di legiferare, anche perché il Primo ministro può spostare dal Senato alla Camera la deliberazione in via definitiva sui testi ritenuti fondamentali per l’attuazione del programma di governo; mentre il testo sottoposto a referendum viola l’art. 138 della Costituzione, che non prefigura "riforme totali" della Carta, e viola i diritti degli elettori, radicati negli artt. 1 e 48 Cost., elettori che con un solo "si" o "no" vengono costretti a prendere contemporaneamente posizione su modifiche di molti degli organi costituzionali.

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