RISPARMIO. Acri/Ipsos: solo 35% famiglie riesce a risparmiare. Consumi in calo tranne i farmaci

La crisi c’è e si sente. Non solo nel sentimento di pessimismo che si è abbattuto sugli italiani, e non solo nel "crudo realismo" subentrato alla preoccupazione, tanto che l’uscita dalla crisi sembra sempre più lontana. Se gli italiani sono da sempre un popolo di risparmiatori, e considerano il risparmio un obiettivo cui bisogna tendere, e vogliono risparmiare anche in vista del futuro, la realtà dice però che il risparmio è diventato sempre più difficile.

Nel 2011 le famiglie che sono riuscite davvero a risparmiare sono solo poco più di un terzo degli italiani, pari al 35%: erano il 36% lo scorso anno, erano il 48% nel 2001. Quest’anno sono aumentate le famiglie che si trovano in "saldo negativo di risparmio", ovvero hanno bisogno di più risorse di quelle che guadagnano e dunque per tirare avanti hanno dovuto intaccare i risparmi passati (22%) o sono dovute ricorrere a prestiti (7%): sono il 29%, ma la percentuale si è più che raddoppiata rispetto al 2001, quando si trovava in questa situazione il 13% degli italiani. Il risparmio ha dunque rappresentato un ammortizzatore sociale. Tutto questo, in un contesto in cui quasi un quarto delle famiglie (il 23%) è stato colpito direttamente dalla crisi perché ha visto una contrazione dello stipendio, o qualcuno in famiglia è rimasto senza lavoro, o ha condizioni contrattuali peggiori, o non viene pagato con regolarità. Di conseguenza, crollano i consumi: sono tutti in flessione, tranne quelli per medicinali e prodotti farmaceutici.

Sono i dati che emergono dal sondaggio realizzato da Ipsos sul tema "Gli italiani e il risparmio", presentati oggi a Roma in occasione della 87ª Giornata Mondiale del Risparmio che si svolgerà domani, organizzata dall’Acri (l’Associazione che rappresenta collettivamente le Fondazioni di origine bancaria e le Casse di Risparmio Spa) sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica.

Gli italiani vogliono risparmiare anche perché hanno la percezione che il peggio non sia ancora passato e che la crisi economica sia ancora lunga (per l’86% la crisi è grave, 3 italiani su 4 si attendono che duri almeno altri tre anni); allo stesso tempo, risparmiare – esigenza motivata dalla necessità di ricostruire le scorte di risparmio intaccate, di fronteggiare l’incertezza sul futuro economico e di rispondere alla preoccupazione sul proprio reddito dopo la pensione – è diventato sempre più difficile. Come rileva l’indagine, gli italiani continuano ad avere una forte propensione al risparmio: il 44% (era il 41% nel 2010 ma solo il 26% dieci anni fa) non riesce a vivere tranquillo senza mettere da parte qualcosa, mentre un altro 44% (era il 46% l’anno scorso e ben il 60% dieci anni fa) risparmia se ciò non comporta troppe rinunce. Diminuisce lievemente, ed è pari al 10%, il numero di chi preferisce spendersi tutto senza preoccuparsi del futuro.

Le famiglie che sono effettivamente riuscite a risparmiare rappresentano però poco più di un terzo degli italiani (il 35%). I risparmiatori del Sud sono sempre più in affanno: qui risparmia solo il 25% delle famiglie. In situazione di equilibrio – non riescono a risparmiare ma non devono ricorrere a prestiti – sono circa il 35% degli italiani. Ma il dato più preoccupante è che nel 2011 aumenta il numero di famiglie che si trovano in "saldo negativo" di risparmio (il 29% rispetto al 26% del 2010 e al 13% nel 2001); sono famiglie che si trovano soprattutto al Sud, dove tale percentuale arriva al 40%.

Se si guarda alle aspettative future, solo il 13% degli italiani spera di riuscire a risparmiare di più nel prossimo anno. Si tratta del dato più basso mai registrato dall’indagine Acri-Ipsos. Il 45% ritiene che la propria situazione in termini di risparmio rimarrà la stessa (erano il 49% nel 2010), mentre sono ben il 42% coloro che temono di non riuscire a risparmiare come in passato (in crescita del 6% rispetto al 2010). E nella varietà di tendenze rispetto al risparmio, fra chi galleggia e chi è in discesa, emerge con forza che quasi un quarto delle famiglie (pari al 23%) si trova in una crisi grave di risparmio: significa che hanno fatto ricorso ai risparmi accumulati, hanno contratto debiti, e pensano che la situazione del prossimo anno sarà identica o si aggraverà. Altro dato da considerare è che le difficoltà di risparmiare sembrano colpire soprattutto le fasce di popolazione più produttiva, o comunque nel pieno dell’età lavorativa, fra i 31 e i 64 anni.

In un contesto del genere, dove però aumenta dal 21% al 24% la percentuale di chi preferisce investire una piccola parte dei risparmi invece di tenerli fermi a casa o sul conto corrente, e allo stesso tempo diminuisce dal 54% al 43% la percentuale di chi sceglie il mattone, i consumi sono in crisi. Crollano tutti, tranne quelli dei medicinali.

Se fino all’anno scorso alcune categorie si salvavano – l’elettronica, la telefonia, i prodotti per la casa – ora sono tutte in flessione, ad eccezione del farmaceutico. Gli italiani ammettono di aver ridotto drasticamente i consumi. I settori più in flessione sono tutti i consumi che riguardano il fuori casa: bar, pizzerie e ristoranti, cinema, teatro e concerti, viaggi e vacanze. Rispetto al 2010 un ulteriore 12% di italiani ha ridotto questa tipologia di spese, portando il saldo negativo fra chi le ha aumentate e chi le ha ridotte da 40 punti percentuali nel 2010 a 52 punti nel 2011. I tagli riguardano anche l’abbigliamento, la cura della persona, la lettura (tutti settori complessivamente in forte calo) e sono in flessione anche spese legate all’auto e alla moto, a elettronica ed elettrodomestici, a telefonia, prodotti alimentari e per la casa.

Unico settore in controtendenza è quello di medicinali e farmaci, il cui consumo è segnalato in aumento sia per chi ha mantenuto il proprio tenore di vita sia per chi difficilmente riesce a barcamenarsi. La spiegazione dell’aumento di medicinali e farmaceutici, afferma la ricerca Ipsos, "potrebbe essere nel progressivo invecchiamento della popolazione e in una crescente attenzione alla cura di se stessi". Naturalmente, l’andamento medio dei consumi nasconde realtà diverse: c’è chi, a fronte del crollo del tenore di vita, ha tagliato ogni tipo di spesa, e chi invece ha spostato molte spese da fuori a dentro casa (come accade per il ridimensionamento degli acquisti in abbigliamento e ristoranti e per l’aumento di spese per telefonia e libri). Chi ha segnalato un aumento del proprio tenore di vita ha cominciato a diminuire i consumi fuori casa e quelli per la lettura.

Sta dunque cambiando il paniere degli italiani, conclude l’indagine Ipsos: "L’impatto della crisi sui consumi è quindi sempre più evidente e sta generando cambiamenti strutturali. In Italia si sta creando un nuovo equilibrio nel paniere di acquisti, che difficilmente verrebbe modificato in breve tempo qualora se ne uscisse. Questa ristrutturazione del "paniere degli acquisti" ha tre grandi cause: la volontà di molti di cercare di ricostruire gli stock di risparmio accumulato, erosi dall’uso nel momento in cui la crisi appariva di durata limitata e dall’inflazione; il ‘feroce’ taglio di ogni tipo di bene per le situazioni di difficoltà attuali; lo spostamento verso l’accumulo per i tempi bui di alcune delle risorse destinate ai beni non necessari".

di Sabrina Bergamini

Comments are closed.