RISPARMIO. Bond Argentina, CTCU: difficile decidere. Codacons: diffida verso TFA, Abi e Bankitalia

Bond Argentina: la nuova offerta di scambio continua ad alimentare il dibattito e le valutazioni delle associazioni dei consumatori. Fino al prossimo 7 giugno, ricorda il CTCU (Centro Tutela Consumatori Utenti) coloro che erano rimasti vittima del crac dei tango bond potranno decidere se aderire alla nuova offerta di scambio dell’Argentina. Ma la stessa associazione precisa: "Dare un consiglio a coloro che vogliono prendere in considerazione la decisione se aderire o meno all’offerta è pressoché impossibile o comunque molto arduo. Già il solo fatto che il prospetto ufficiale dell’offerta consti di ben 270 pagine, dimostra chiaramente a nostro avviso che, per rendere certi prodotti finanziari davvero trasparenti e comprensibili per gli investitori, la strada è ancora tutta in salita". Il Codacons invece si è dichiarato per nulla convinto dell’offerta e ha presentato una formale diffida nei confronti della Task Force Argentina (T.F.A.), della Banca d’Italia e dell’Abi.

Quali le misure? Spiega il CTCU: "Come già nella prima offerta di scambio del 2005, l’offerta prevede alcune opzioni. L’offerta dei titoli "par", con lo stesso valore nominale dei vecchi titoli, è rivolta principalmente ai piccoli investitori ed è possibile fino ad un importo di ca. 40.000 euro. Le obbligazioni "par" hanno una durata molto lunga, fino al 2038. E’ invece rivolta ai grandi investitori l’offerta delle obbligazioni "discount", che vengono emesse con ca. il 34% del valore nominale delle obbligazioni originali. Secondo l’offerta, queste obbligazioni godono però di un tasso d’interesse più elevato. Semplificando si può quindi dire che le obbligazioni "par" posseggono lo stesso valore nominale dei vecchi titoli, ma vincolano per un periodo più lungo di quelle "discount", il cui valore nominale è invece di molto minore a quello dei vecchi titoli, ma offrono un tasso di interesse più elevato rispetto alle prime. A prescindere dalla scelta, gli investitori dovranno comunque fare i conti con delle perdite". L’offerta di scambio si rivolge soprattutto a chi non aveva aderito alla prima offerta del 2005. "E’ da sottolineare – sottolinea l’associazione – che l’adesione all’offerta di scambio non preclude in alcun modo una futura azione di rivalsa contro le banche che avevano venduto i "titoli spazzatura" negli anni precedenti il default dello Stato argentino. Attenzione però: l’eventuale diritto al risarcimento si prescrive entro 10 anni, quindi all’incirca verso fine dicembre del 2011".

I risparmiatori devono essere avvertiti della possibilità di rimborso agendo contro le banche, sottolinea il Codacons. In particolare, informa una nota dell’associazione, "la nuova offerta di scambio sui bond presentata dallo Stato Argentino non convince il Codacons, che ha presentato una formale diffida nei confronti della Task Force Argentina (T.F.A.), della Banca d’Italia e dell’Abi".

Per il Codacons, l’informativa fornita dalla TFA ai risparmiatori "appare ambigua, generica e fuorviante, in quanto nulla dice in merito alla possibilità di agire direttamente contro l’intermediario italiano che ha venduto i titoli argentini senza informare il risparmiatore della rischiosità del titolo. Questione oggetto di numerose sentenze dei tribunali italiani, tutti conformi nella direzione del rimborso integrale da parte delle banche. La nuova offerta di scambio proposta dall’Argentina – conclude il Codacons – non può e non deve in alcun modo impedire all’investitore di intentare causa contro gli istituti di credito che, consapevolmente, hanno venduto titoli spazzatura. Di tale essenziale aspetto, però, non parlano né Banca d’Italia né l’Abi. Di qui la diffida presentata dall’associazione nei confronti dei tre enti, con la quale si invita ad integrare immediatamente l’informativa inerente le azioni esperibili dai possessori di titoli argentini con l’avviso – inviato personalmente agli aderenti e pubblicato sui siti web di ABI e T.F.A. – che ‘si può agire direttamente contro la banca che ha venduto i titoli argentini nel caso non sia stata fornita una chiara e completa informativa sulla rischiosità dell’investimento’".

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