RISPARMIO. Bond Argentina, Confconsumatori: difetto di forma anche per acquisti in filiali Ue

Il Tribunale di Parma con sentenza n. 752/10 ha dichiarato la nullità per difetto di forma di due contratti aventi ad oggetto l’acquisto di titoli argentini, effettuati dai risparmiatori presso la filiale lussemburghese di una banca italiana e condannato la stessa a rimborsare l’investimento, oltre agli interessi legali e alle spese di causa. "Dopo diverse sentenze sempre relative ad acquisti effettuati in Italia, la giurisprudenza è arrivata ad occuparsi anche di quelli, come il nostro, fatti entro i confini dell’Unione Europea, dimostrando come ormai la stessa stia sempre più diventando un unico Stato e come soprattutto le banche non possano difendersi, nascondendosi dietro a filiali estere rispetto alle quali esse, a loro dire, sarebbero estranee" dichiara l’avv. Giovanni Franchi, legale Confconsumatori, che ha difeso in giudizio gli investitori vittoriosi.

In tale sentenza Il Tribunale ha ravvisato la violazione dell’art. 23 TUF, perché non era stato fatto sottoscrivere ai due risparmiatori, oltre all’ordine di acquisto, anche il contratto generale d’investimento, ossia quel contratto che contiene tutte le clausole dirette a disciplinare l’investimento in titoli, per il quale l’art. 23 TUF (Testo Unico Finanziario) richiede la forma scritta sotto pena di nullità.

Per giungere a tale conclusione il Tribunale ha, peraltro, dovuto esaminare diverse eccezioni preliminari avanzate dall’istituto convenuto, prima fra tutte quella di difetto di giurisdizione, fondata su una clausola contenuta nei contratti disciplinanti in genere i rapporti fra i clienti e la filiale, che prevedeva la esclusiva giurisdizione del Granducato del Lussemburgo. Tale eccezione è stata respinta perché in contrasto con gli artt. 16 e 17 del Regolamento CE n. 44/2001, per i quali il consumatore può agire in giudizio avanti i giudici dello Stato membro in cui egli è domiciliato. La seconda eccezione, sempre respinta dal Tribunale, riguardava la legge applicabile, in quanto le condizioni generali praticate dalla filiale, prevedevano l’applicazione di quella lussemburghese. Anche tale clausola è stata ritenuta non richiamabile nel caso, perché secondo il Tribunale l’art. 23 TUF è una norma inderogabile, come tale, in forza degli artt. 3 e 7 della Convenzione di Roma del 19 giugno 1980, da applicarsi a prescindere dalle normativa – nel caso nostro quella lussemburghese – richiamata dalle parti.

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