RISPARMIO. Bond argentini, sentenza Tribunale Ancona: contratto risolto per inadempimento

Non si arrestano le vittorie di Confconsumatori a tutela di risparmiatori truffati dai bond argentini. Questa volta è stato il Tribunale di Ancona con sentenza n. 223/10 a pronunciare la risoluzione per inadempimento di un contratto d’investimento in obbligazioni argentine, stipulato da una risparmiatrice con la propria banca in data 10.11.99. Secondo il Tribunale, sebbene in sede di profilatura la cliente avesse dichiarato di avere una media esperienza in strumenti finanziari, l’istituto avrebbe dovuto tenere conto del fatto la risparmiatrice avesse sempre operato su titoli di stato mediante un contratto di gestione, che dimostrava una propensione al rischio decisamente bassa. Questo particolare imponeva alla banca, ai sensi dell’art. 29 Reg. Consob n. 11522/98, di informare la risparmiatrice dell’inadeguatezza e della pericolosità dell’investimento, chiedendole un ordine scritto con l’esplicito riferimento alle avvertenze ricevute. Questo perché – così si legge nella sentenza – "i titoli emessi dalla repubblica argentina sono tipici prodotti speculativi, come confermato dalla ben nota relazione resa al Parlamento dalla Consob in data 27.4.04".

Benché l’investimento sia stato risolto, ossia di fatto annullato con conseguente condanna dell’istituto alla restituzione dell’importo versate di 24.757,38 euro oltre interessi e spese, alla risparmiatrice sono state riconosciute le cedole nel frattempo incassate in considerazione della sua pacifica buona fede. La cliente, cioè, è stata condannata alla restituzione solo dei titoli, non degli interessi promessi dallo Stato argentino e da lei percepiti.

"Trattasi – per l’avv. Giovanni Franchi legale Confconsumatori che ha tutelato in giudizio la risparmiatrice – di una sentenza importantissima, perché è la prima ad aver tenuto conto, oltre che delle scarne dichiarazioni rese dall’investitore in occasione della redazione della sua profilatura, anche del suo effettivo comportamento in occasione di altri investimenti. Se così fosse sempre avvenuto – continua l’avv. Franchi – molti processi, per acquisti di titoli argentini come anche di bond Parmalat, sarebbero finiti diversamente. Purtroppo la giurisprudenza si è talvolta accontenta di scarne dichiarazioni rilasciate in banca, spesso di corsa, e senza che i clienti si rendessero in realtà conto di cosa mai stavano sottoscrivendo». «Inoltre – sempre per l’avv. Franchi – è una delle prime volte che un Tribunale riconosce la pericolosità dell’investimento in titoli argentini nel 1999, quando si era ancora lontani dalla crisi di quel debitore".

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