RISPARMIO. Bond irlandesi, la nuova beffa per i risparmiatori

Sono centinaia (e forse anche di più) i risparmiatori italiani che si trovano incastrati nell’ultimo scandalo finanziario: quello dei bond irlandesi. Si tratta di un’ennesima truffa ai danni di cittadini che, essendo in una situazione di asimmetria informativa rispetto alle banche, non hanno la possibilità di tutelare al meglio i propri risparmi.

Ecco in sintesi cosa è successo: la Bank of Ireland, che ha piazzato circa 18 obbligazioni in tutta Europa, si è trovata in difficoltà economiche ed è stata salvata grazie all’intervento statale. Il piano di ristrutturazione dell’istituto prevedeva, però, la sostituzione delle obbligazioni ormai in default con nuove obbligazioni garantite dallo Stato. Questo scambio avrebbe comportato una leggera riduzione dei redimenti originari.

I termini per accettare lo scambio scadevano l’8 luglio scorso, ma le banche italiane non hanno informato "in tempo" i propri clienti possessori di questi bond, non dando loro la possibilità di aderire all’offerta. Risultato? I piccoli risparmiatori si sono ritrovati con un centesimo per ogni 1000 euro investiti in titoli irlandesi; le banche, invece, avendo accettato lo scambio, hanno salvaguardato i propri soldi. Quanto accaduto è grave, oltre che scorretto nei confronti di chi affida i propri risparmi ad una banca. Sono diverse le Associazioni dei consumatori che si stanno occupando del caso e cercheranno di difendere gli interessi dei risparmiatori.

Help Consumatori ha raggiunto l’avvocato Antonio Pinto di Confconsumatori Bari, che si sta occupando di un gruppo di consumatori vittime di questo scandalo. L’avvocato Pinto spiega che le obbligazioni emesse dalla banca irlandese erano indirizzate soltanto ad operatori qualificati, quindi alle banche, con tagli superiori ai 50.000 euro. Per questo tipo di investimenti la circolare di offerta non prevede una serie di norme che, invece, sono obbligatorie per legge per i prodotti finanziari che vanno ai piccoli risparmiatori.

Questo, come è successo per altri crack finanziari, ha permesso alle banche italiane di bypassare le norme a tutela del consumatore. Infatti quando un risparmiatore chiede alla banca di fare un investimento, l’istituto, paradossalmente può "rifilargli qualsiasi titolo spazzatura". In più per i prodotti emessi da una banca estera non è prevista neanche il controllo Consob.

Ed ecco che il gioco è fatto: la banca irlandese è a posto perché ha venduto correttamente i suoi prodotti. Ed ha informato i suoi debitori (le banche italiane) della possibilità di cambiare i titoli vecchi con titoli nuovi. Purtroppo è mancato il secondo tassello: gli istituti italiani non hanno avvisato i propri clienti, possessori di bond irlandesi, dello scambio.

"La conseguenza oggettiva del mancato avviso ai clienti – spiega l’avvocato Pinto – è che la Banca d’Irlanda non dovrà più pagare i debiti ai risparmiatori italiani e, nello stesso tempo, è diventato più sicuro il rimborso dei bond detenuti dalle banche che, da parte loro, hanno accettato l’offerta di scambio". Cioè, nel momento in cui le banche hanno saputo che l’istituto irlandese era in difficoltà economiche, hanno pensato soltanto a salvare i propri soldi: non informando i propri clienti della possibilità di cambiare i titoli, hanno reso più facile il recupero del proprio debito. "Questa operazione è ancora più grave del caso Lehman Brothers perché le banche avevano l’obbligo di informare i clienti".

Ma non è tutto. Un altro problema che, secondo l’avvocato Pinto, non è stato per nulla risolto dalla direttiva Mifid (direttiva sui mercati degli strumenti finanziari), riguarda la profilazione del rischio: nel momento il cui il cliente, anche se si tratta di una signora anziana senza educazione scolastica, firma un prospetto di rischio, la banca non ha più la responsabilità di "verificare" se il consumatore è adatto a quell’investimento. "Questo non è corretto poiché nel momento in cui è la banca stessa a controllare il rischio del proprio cliente, si genera un conflitto di interesse – spiega l’avvocato di Confconsumatori – Infatti la Commissione Europea si è accorta di questo problema ed ha proposta di affidare la profilazione del cliente a soggetti terzi".

di Antonella Giordano

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