RISPARMIO. Confconsumatori: a Padova risarcimenti lampo da 340 mila euro

Sebbene i contratti fossero stati stipulati presso l’abitazione dei risparmiatori, quindi in un luogo diverso dalla sede legale della banca o di una sua filiale, ai risparmiatori non era stato comunicato per iscritto che avevano un termine di sette giorni per recedere dal contratto: questa la motivazione che ha portato il Tribunale di Padova a decidere "risarcimenti flash da 340 mila euro", afferma Confconsumatori, con due ordinanze ottenute in soli quattro mesi, disponendo dunque rimborsi per diciassette associati che avevano investito in Cirio, Argentina e in altre obbligazioni. Commenta l’associazione: "Altre due fondamentali vittorie della Confconsumatori in materia di ‘risparmio tradito’".

Sono state ottenute a Padova, il cui Tribunale con due ordinanze, entrambe il 21 febbraio scorso, dopo pochi mesi dall’inizio del giudizio, ha condannato un istituto di credito a restituire a diversi associati Confconsumatori (in un caso cinque nell’altro dodici) la differenza tra il capitale investito in diverse obbligazioni Cirio, Argentina e di diverso tipo quali Yahoo Inc.-Usd, Società Generale RCV Nokia ed altre, e quanto ricavato dalla loro vendita, ossia una somma complessiva pari a circa 343 mila euro, maggiorata degli interessi legali e delle spese di lite.

Il Tribunale ha ravvisato la violazione dell’art. 30 TUF, perché, sebbene i contratti fossero stati stipulati presso l’abitazione dei risparmiatori, ossia in un luogo diverso dalla sede legale della banca o di una sua dipendenza o filiale, ai risparmiatori non era stato comunicato per iscritto che avevano un termine di sette giorni per recedere dal contratto e liberarsi dagli impegni assunti. E la condanna è stata ottenuta non con sentenza, ma in un’ordinanza ottenuta dopo circa quattro mesi alla fine del nuovo procedimento sommario di cognizione, introdotto con la riforma del codice di procedura civile.

L’articolo 30 TUF precisa, fra le altre cose, che "l’efficacia dei contratti di collocamento di strumenti finanziari o di gestione di portafogli individuali conclusi fuori sede è sospesa per la durata di sette giorni decorrenti dalla data di sottoscrizione da parte dell’investitore. Entro detto termine l’investitore può comunicare il proprio recesso senza spese né corrispettivo al promotore finanziario o al soggetto abilitato; tale facoltà è indicata nei moduli o formulari consegnati all’investitore. La medesima disciplina si applica alle proposte contrattuali effettuate fuori sede". Inoltre, "l’omessa indicazione della facoltà di recesso nei moduli o formulari comporta la nullità dei relativi contratti, che può essere fatta valere solo dal cliente".

Per il legale dell’associazione Giovanni Franchi si tratta di "due decisioni importantissime. Oltre a confermare che, se non vi è bisogno di una lunga istruttoria, si possono avere provvedimenti in breve tempo, costituiscono un’ulteriore conferma giurisprudenziale della tesi che l’art. 30 TUF, quando parla di collocamento, va interpretato in senso lato, riferendosi la disposizione anche alla semplice vendita di titoli".

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