RISPARMIO. Consob presenta relazione annuale: illeciti per oltre 40 mln di euro

Oltre 40 milioni di euro per attività illecita delle società. E’ questo il bilancio della relazione annuale 2007 della Consob (Commissione Nazionale per le Società e la Borsa), presentato questa mattina dal presidente Lamberto Cardia. Il lavoro dell’autorità di controllo, che ha condotto alla confisca dell’ingente somma, è stato realizzato dall’inizio del 2006 fino a giugno di quest’anno. Il presidente della Commissione ha evidenziato le difficoltà incontrate nella regolamentazione del mercato italiano, dove sono spesso presenti casi molti complessi, quali fusioni o acquisizioni fra diversi gruppi societari.

Il presidente Cardia ha sottolineato l’intenzione di un uso crescente delle «sanzioni amministrative» da parte della Commissione, al fine dell’applicazione di misure più rapide rispetto agli interventi della magistratura. Ciò consentirà di agire in modo più efficace nelle situazioni di abuso di informazioni sensibili o di irregolarità.

Vari i punti analizzati dalla relazione della Consob.

BANCHE-CLIENTI. Secondo Cardia le nuove regole, soprattutto la direttiva europea sui mercati finanziari (Mifid) in vigore dal primo novembre, posso costituire un valido aiuto per i rapporti banche-clienti, in particolare per quanto riguarda i servizi di consulenza. "L’applicazione della Mifid – afferma il Presidente della Consob – rappresenta un’occasione per gli intermediari di riconoscere che il miglioramento della qualità dei servizi resi ai propri clienti rappresenta la principale opportunità per realizzare profitti in un quadro di mercato aperto alla competizione". "La Mifid – presegue Cardia – contribuirà a garantire trasparenza e correttezza nella gestione dei conflitti di interesse".

SUPERBORSA. Il presidente Cardia accoglie con favore l’ipotesi di aggregazione fra Milano e la Borsa della City. Si tratta di "importante opportunità" da cui possono derivare "benefici per imprese, risparmiatori e intermediari". Sarà naturalmente necessario, sottolinea Cardia, un forte coordinamento fra Consob e l’autorità britannica (Financial Services Authority, Fsa).

CRITICHE AL SISTEMA DUALE. Per Cardia la governance "duale" ingenera confusione nei soggetti preposti al controllo. "Non è sempre chiara – ha detto il presidente della Consob – la distinzione tra gestione e controllo e fra le rispettive responsabilità". "Sulla base delle esperienze in corso – ha suggerito Cardia – sarà possibile valutare l’opportunità di perfezionare il quadro normativo, eventualmente prevedendo l’affidamento delle funzioni di controllo con i connessi requisiti, uno specifico comitato costituito all’interno dei consigli di sorveglianza".

SETTORI STRATEGICI. E’ nel ruolo della politica stabilire se proteggere determinati settori. "È compito del Parlamento e del governo, – ha evidenziato il presidente della commissione – nell’ambito delle rispettive competenze, determinare il livello ottimale di conciliazione tra l’obiettivo di sviluppare il mercato dei capitali e quello del perseguimento di altri interessi pubblici, quali il controllo di settori o attività strategici".

SOGLIA OPA AL 30%.Cardia chiede di mantenere al 30% la soglia oltre la quale scatta l’obbligo di Opa.

REGOLE PIU’ SEVERE PER CONFLITTI INTERESSE. Presto arriveranno norme più rigide in materia di conflitto di interessi. "La Consob – ha annunciato Cardia – ha allo studio l’ipotesi di assoggettare a più stringenti obblighi di informazione le società che presentano un più elevato rischio di conflitto di interessi. Tali società potrebbero essere individuate in ragione degli assetti proprietari ovvero dell’articolazione delle attività del gruppo di appartenenza".

ALLARME PRIVATE EQUITY. Si è anche parlato dei private equity e degli hedge fund, protagonisti delle maggiori operazioni di fusione e acquisizione (Hilton, Abn Amro o Samsonite). Cardia ha riconosciuto i meriti di questi organismi finanziari, ma avverte sui possibili rischi di "opacità e minore efficacia della disciplina del governo societario". Tali rischi sono legati "all’uso intenso di strategie e strumenti finanziari che consentono di dissociare l’interesse economico dall’esercizio del diritto di voto oppure di occultare l’acquisto di partecipazioni rilevanti".

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