RISPARMIO. Crack Parmalat, Tribunale di Roma condanna banca al risarcimento

Continuano i risarcimenti per i risparmiatori vittime del crack Parmalat. Questa volta è toccato a due associati Confconsumatori del Lazio. Anche il Tribunale di Roma, come era già stato sancito da diversi altri giudici, ha condannato la banca al risarcimento, avendo riscontrato l’inadempienza dell’istituto per non avere assolto agli obblighi informativi previsti dal Regolamento Consob e dal Testo Unico Finanziario (T.U.F.). Tali obblighi prescrivono alla banca di accertarsi della pericolosità del titolo, di comunicarla al cliente e di assumere informazioni relativamente all’esperienza del cliente in materia di investimenti finanziari. La banca in questione è stata condannata anche per aver venduto i titoli in conflitto di interessi: gli investitori avevano comprato obbligazioni "Parmalat Fin", più in particolare bond emessi dalla Parmalat Corporation BV, il 15 marzo 2002.

Il Tribunale di Roma ha condannato la banca anche nella fase successiva alla stipulazione del contratto, considerando tali doveri derivanti da norme inderogabili, cioè in grado di generare obblighi risarcitori per inadempimento contrattuale e produrre la risoluzione del contratto di intermediazione finanziaria.

La sentenza introduce e conferma un principio importante: anche nel caso di sufficiente esperienza maturata dall’investitore, la banca non è esonerata dall’adempimento degli obblighi di verificare l’adeguatezza dell’investimento in quanto la banca non è mero e passivo esecutore degli ordini di acquisto del cliente ma ha il preciso obbligo di informarlo delle caratteristiche specifiche dell’operazione, comunicandogli e spiegandogli, tra l’altro, il grado di affidabilità del titolo secondo le agenzie di rating.

"Come risulta dalla sentenza del Tribunale di Roma – dichiara l’ avv. Barbara D’Agostino, che ha tutelato in giudizio gli investitori – è impensabile che un intermediario finanziario non si preoccupi di valutare e comunicare la rischiosità dell’investimento; è necessario infatti – continua l’avv. D’Agostino – che agli investitori vengano fornite precise informazioni. Non solo: è importante la trasparenza degli istituti bancari che hanno l’obbligo di rendere edotti gli investitori del conflitto di interessi". "La sentenza è importante – conclude l’avv. D’Agostino – perché dimostra che è ormai univoco l’orientamento giurisprudenziale in materia di bond Parmalat, grazie a numerose sentenze di condanna degli istituti di credito che hanno, oltretutto, venduto ai risparmiatori quei titoli in pieno conflitto di interessi, essendo creditori delle società del gruppo Parmalat".

Comments are closed.