RISPARMIO. Forum ANIA – Consumatori: in difficoltà il 94% delle famiglie

Solo il 6% delle famiglie italiane è in grado di far quadrare il bilancio o affrontare spese impreviste con facilità o molta facilità e non hanno difficoltà a sostenere spese o pagare bollette. E’ questo il dato di sintesi dell’indagine promossa dal Forum ANIA Consumatori, e condotta dall’Università degli Studi di Milano, su un campione rappresentativo costituito da 3.102 capifamiglia – che ha analizzato le difficoltà economiche delle famiglie e la loro capacità di affrontare i rischi per mantenere i propri standard di vita. Per vulnerabilità finanziaria si intende la difficoltà, reale o percepita, di arrivare a fine mese o di sostenere spese impreviste. L’indagine presentata questa mattina a Roma può considerarsi il risultato del primo anno di attività dell’Osservatorio Vulnerabilità e benessere delle famiglie italiane, promosso nel 2009 dal Forum con l’obiettivo di analizzare i profili di vulnerabilità finanziaria delle famiglie italiane e la capacità di gestire i rischi per tutelare gli standard di vita. "L’Osservatorio – spiega la prof.ssa Luisa Anderloni dell’Ateneo milanese – nasce in piena crisi finanziaria con la convinzione che la crisi fosse un fenomeno in crescita in tutte le economie sviluppate con la conseguenza che sempre un maggior numero di famiglie si venisse a trovare nella condizione di dover gestire non senza tensioni il budget familiare".

L’Osservatorio identifica la vulnerabilità finanziaria come una condizione fattuale e percettiva di instabilità finanziaria, connessa alla difficoltà ad "arrivare a fine mese" e/o a sostenere spese impreviste, ad over-commitment dovuto a eccesso di indebitamento, nonché di percezione di instabilità economica e finanziaria avvertita dall’individuo.

Tornando all’indagine, al campione è stato anche chiesto di dare un giudizio sulla propria condizione mettendola al confronto con quella dello scorso anno. E’ emerso che quasi il 50% ritiene che la situazione familiare è rimasta "sostanzialmente invariata" mentre il 44% circa segnala "un peggioramento" dovuto ad un incremento imprevisto delle spese, la riduzione dell’orario di lavoro, cui si aggiunge il 12% che ha perso il lavoro. Fra gli altri eventi negativi che presentano un’elevata incidenza, si segnalano l’assistenza ad anziani (8,2%) e l’aver subito incidenti (6,9%). Seguono quindi decessi ed invalidità, rapina, scippo o furto, le già menzionate separazioni coniugali e vari altri eventi di diversa tipologia.

E il futuro non è poi così roseo nelle aspettative degli intervistati: una significativa maggioranza (58,25), infatti, prevede "uno scenario sostanzialmente invariato". E non a torto. In effetti, come ricorda Maurizio Ferrera, ordinario all’Università degli studi di Milano, nel corso della tavola rotonda che ha seguito la presentazione dell’indagine, "la vulnerabilità in assenza di un sostegno pubblico non potrà che aumentare, a prescindere dalla crisi che, tra l’altro, non è destinata ad essere temporanea".

Di cosa hanno più timore gli italiani? Secondo l’indagine, al primo posto ci sono le preoccupazioni relative allo stato di salute (41% si dice molto preoccupato), seguono quelle relative all’occupazione (35%) e alla riduzione dell’orario di lavoro (23%).

Dallo studio emergono anche i comportamenti e le attitudini psicologiche che determinano le decisioni di consumo, investimento e indebitamento degli italiani: le persone impulsive e poco inclini a fare sacrifici possono avere maggiori difficoltà economiche in quanto meno attente a valutare le conseguenze delle proprie spese. Non è trascurabile, in questo contesto, un altro dato che emerge dalla ricerca: gli italiani hanno poca dimestichezza con le nozioni economiche e finanziarie. Computo degli interessi, valutazione dell’impatto dell’inflazione sul potere di acquisto, dell’impatto delle variazioni di tassi di interesse di mercato sulle rate di diverse formule di mutui o delle dinamiche di borsa su un portafoglio di titoli azionari sono concetti ai quali il 20% degli intervistati dichiara di non saper rispondere.

L’indagine, infine, conferma che lo stato civile di separato o di divorziato, l’essere donna e il risiedere al Sud sono fattori che incidono nei livelli di difficoltà economica. Viceversa, un buon livello di istruzione, il lavoro a tempo indeterminato, la proprietà della casa in cui si vive, l’entità del patrimonio finanziario e il possesso di polizze assicurative sulla vita sono elementi ricorrenti della sicurezza e del benessere delle famiglie.
Secondo Antonio Silvano Andriani, Presidente Axa – MPS, dalla ricerca emerge una contraddizione tutta italiana: l’indebitamento delle famiglie italiane è tra i più bassi d’Europa a dimostrazione del fatto che il loro tasso di risparmio, seppur calato nell’ultimo periodo, resta sempre tra i più alti. Tuttavia, le famiglie italiane non scelgono di investire in una copertura assicurativa. "Ciò accade – spiega Andriani – non perché c’è un welfare pubblico molto generoso ma è legato ad un dato culturale che non considera il fatto che i meccanismi di assicurazione privata sono una componente del welfare pubblico e non lo sostituiscono". Anche Francesco Belletti, presidente del Forum delle Associazioni Familiari, sostiene che la vera sfida del futuro sia "giungere ad un welfare plurale caratterizzato da un modello di previdenza e protezione sociale che metta al centro la responsabilità di tutti".

di Valentina Corvino

 

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