RISPARMIO. Giornata del risparmio, un invito alla crescita

"L’Italia deve tornare a crescere: le banche e le fondazioni faranno la loro parte, ma il governo deve fare le scelte adeguate alla gravità della crisi". Così ha esordito il presidente dell’Acri, Giuseppe Guzzetti, in occasione dell’87° edizione della Giornata mondiale del risparmio dal titolo "Il risparmio per la crescita economica e sociale". "In un mare indubbiamente agitato le banche italiane sembrano navigare in modo soddisfacente. Le difficoltà ci sono, ma ci sono anche le capacità e le risorse per farvi fronte. Mantenere l’investimento nelle banche italiane e, se necessario, rafforzarlo nella misura del possibile, è nell’interesse del Paese e delle stesse Fondazioni: banche più forti e competitive possono meglio sostenere l’economia reale, tutelare adeguatamente i risparmiatori e dare maggiori dividendi!".

Anche il governatore uscente della Banca d’Italia, Mario Draghi, si è soffermato sulla necessità di aumentare i capitali della banche: "Le banche italiane devono fronteggiare l’impatto del rischio sovrano sul funding, sul valore delle garanzie offerte per il rifinanziamento, sul loro mercato dei capitali. Le banche italiane sono in grado di rispondere alla nuova sfida. La Banca d’Italia ha in più occasioni insistito affinchè le banche realizzassero aumenti di capitali e la risposta è stata finora pronta e confidiamo che così sarà anche in futuro".

Sul risparmio Draghi ha detto che "la ricchezza accumulata riflette i risparmi del passato; se non è alimentata da nuovi flussi viene intaccata in tempi brevi. Dall’inizio dello scorso decennio la propensione è scesa di circa 4 punti percentuali, attestandosi nel 2010 al 12% del reddito, due punti meno dell’area euro". Del resto anche l’indagine presentata proprio ieri dall’Acri e realizzata dall’Ipsos ha rilevato che solo il 35% delle famiglie riesce a mettere qualcosa da parte alla fine del mese.

Secondo il governatore "la riduzione del tasso di risparmio è dovuta in parte al progressivo invecchiamento della popolazione. È accentuata non solo dal minor peso delle generazioni più giovani, ma anche dalle loro diminuite capacità di risparmio". Draghi ha indicato nei giovani coloro che pagano il prezzo più alto della crisi che "ha acuito soprattutto le loro difficoltà economiche": tra il 2007 e il 2010 il tasso di disoccupazione è aumentato di quasi 7,6 punti percentuali nella classe di età 15-24 anni (quasi 3 punti in più che nella media UE15); di 3,6 punti nella classe 25-34 anni e di 1,8 punti nella classe 35-64 anni. Vi ha contribuito l’accentuato dualismo del nostro mercato del lavoro; in caso di perdita dell’occupazione i nostri giovani sono poco protetti dagli strumenti esistenti di sostegno al reddito. "Ridurre la segmentazione oggi esistente nel mercato del lavoro e rendere più universali, oltre che più efficaci e rigorose, le tutele fornite riequilibrerebbe le opportunità occupazionali e le prospettive di reddito, oggi fortemente sbilanciate a favore delle generazioni più anziane" ha concluso Draghi..

Purtroppo, però, è in fasi economiche come questa che il risparmio assume una rilevanza di valore assoluto. L’ha scritto anche il presidente del Senato, Renato Schifani, in una lettera indirizzata al presidente Guzzetti: "Gli italiani hanno saputo riadattarsi: la crisi ha indotto molti italiani a ridefinire il livello dei propri consumi: tantissimi vi sono stati costretti, altri, pur non avendo visto peggiorare il proprio tenore di vita, hanno comunque modificato le loro aspettative e i loro comportamenti. Tutti hanno riorganizzato la propria vita in conseguenza della crisi e continuato a risparmiare – pur se con sempre maggior fatica – riducendo la propensione al rischio".

Nel suo intervento, invece, il presidente dell’Abi, Giuseppe Mussari, ha detto che è "giunto il momento di innescare un processo virtuoso di crescita". "E’ scaduto il tempo: il tasso di crescita dell’Italia è insoddisfacente, serve una scossa. Il paese è di fronte a un bivio: può scegliere la strada delle riforme e della crescita in un contesto di stabilità dei conti pubblici o, viceversa, scivolare ineluttabilmente verso il declino economico e sociale". La scossa di cui l’Italia ha bisogno, secondo Mussari, non potrà che derivare da "una crescita della nostra produttività, a iniziare dalla produttività totale dei fattori, che implica più ricerca, più innovazione, ma anche maggiore flessibilità del lavoro e nel combinare al meglio fattori produttivi".

Dal ministro Giulio Tremonti, infine, un invito ad avere più fiducia in noi stessi: "Credito deriva dalla parola credere e questo deve portarci a credere nel bene comune e pensare ad avere un pò più di fiducia in noi, per noi e tra di noi".

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