RISPARMIO. Il Comune Milano perde 263 milioni di euro sui “derivati”, rischi per i cittadini

La brutta faccenda dei "derivati" sottoscritti dal Comune di Milano nel giugno 2005 rischia di mandare in profondo rosso le casse di Palazzo Marino, che potrebbero registrare perdite per centinaia di milioni di euro e finirebbero per riflettersi negativamente sull’Amministrazione della città e quindi, sui cittadini.

Secondo quanto hanno dichiarato i consiglieri di opposizione del Pd, se il Comune di Milano dovesse chiudere oggi le operazioni di derivati in essere subirebbe una minusvalenza complessiva superiore ai 263,8 milioni di euro a causa delle perdite accumulate con l’uso spregiudicato di strumenti finanziari complessi che si chiamano "derivati". Con questo nome si definiscono quei contratti in cui il cliente, come in un gioco d’azzardo, scommette sull’andamento dei mercati finanziari: se vince guadagna, ma se perde paga salato, a causa dell’effetto-leva che caratterizza questi prodotti finanziari.

Le cifre sono state calcolate dai consiglieri Davide Corritore e Fabio Spirolazzi, che attraverso Bloomberg hanno svolto una verifica delle minusvalenze risultanti alla data del 20 febbraio scorso. Ma per capire i dettagli di questa contorta vicenda, in cui è andato a incagliarsi il Comune di Milano, è necessario fare un passo indietro, al giugno 2005, quando l’allora sindaco Gabriele Albertini, il city manager Giorgio Porta e i ragionieri capo Elfo Butti e Angela Casiraghi hanno ottenuto dalle banche un credito poco inferiore ai 1,7 miliardi di euro, accordato da quattro istituti: Ubs, Deutsche Bank, Depfa Bank, JpMorgan.

"L’operazione, è nata nel 2005 con un vizio importante. Quando nel giugno di quell’anno fu approvato il bond da 1.680 miliardi di euro, al Consiglio comunale si presentò una convenienza economica non veritiera – ha dichiarato a Help Consumatori Davide Corritore, sottolineando un aspetto nuovo emerso solo recentemente – Nel 2005 le banche dichiararono nei loro memorandum una convenienza economica non vera, che è stata riportata dalla Giunta al Consiglio comunale. Premesso che nelle operazioni di rifinanziamento la convenienza economica è obbligatoria per legge, in questo caso non corrispondeva al vero perché fu dichiarata pari a 54 milioni di lire, omettendo l’esistenza di un derivato già in essere con Unicredit in cui l’Amministrazione perdeva invece 100 milioni di euro. Non solo venne taciuta l’operazione in essere, ma dopo pochi giorni parte di quelle perdite vennero trasferite alle banche in cambio del peggioramento dei parametri dello swap effettuato a fine giugno con il Comune insieme ai bond. Tacere le perdite fu un’omissione gravissima. Il Comune, oltre a fornire dati non corretti sulla convenienza economica, tenne aperte posizioni in derivati, mentre per legge non si potevano fare senza un mutuo a fronte. Pochi giorni dopo le perdite finanziarie vennero trasferite alle quattro banche, che poi le scaricarono sul derivato utilizzato come discarica".

Di più: in seguito, il debito è stato rinegoziato più volte: le ultime, nel luglio e nell’ottobre dello scorso anno, con l’attuale sindaco Letizia Moratti. Nonostante l’allarme derivati fosse stato già abbondantemente lanciato – e con un’indagine della Magistratura tuttora in corso – è stata sottoscritta infatti un’ulteriore operazione di swap per quasi 57 milioni di euro, che sono andati ad incrementare costi crescenti e difficili da quantificare, vista la complessità e la sofisticazione dei contratti e l’opacità dell’Amministrazione nel divulgare i dettagli delle operazioni. Solo ora, dopo molte richieste avanzate dall’opposizione e qualche polemica giornalistica, alcune informazioni e alcuni documenti cominciano finalmente a filtrare.

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