RISPARMIO. Indagine Ipsos: il 38% delle famiglie in difficoltà

Aumentano le famiglie che si dichiarano in difficoltà, diminuisce il numero di coloro che riescono a risparmiare (33% rispetto al 37% del 2006) mentre aumenta il numero di chi non riesce ad accumulare risparmio perché consuma tutto il reddito disponibile (39% degli intervistati, due italiani su cinque). Ma aumenta anche il numero delle famiglie in "saldo negativo", che hanno dovuto ricorrere a prestiti o utilizzare il risparmio accumulato: negli ultimi sette anni sono passate infatti dal 13% del 2001 al 27% di quest’anno. Un numero crescente di persone non vive tranquilla se non mette da parte dei risparmi: erano il 26% nel 2001, il 36% nel 2006 e il 43% quest’anno, mentre si riduce la percentuale di chi dichiara di risparmiare ma senza troppe rinunce (dal 60% del 2001 al 45% del 2007). Il pessimismo è soprattutto rivolto verso il futuro. Se il 51% degli italiani si dichiara "soddisfatto" rispetto alla situazione economica, il 46% dichiara che negli ultimi due-tre anni è stato relativamente difficile mantenere il proprio tenore di vita e le aspettative per l’economia italiana sono improntate al pessimismo: il 52% dichiara infatti di attendersi un peggioramento per l’economia italiana. Sono alcuni dei dati che emergono dall’indagine sugli Italiani e il risparmio, presentata dall’Acri (Associazione delle Casse di Risparmio Spa e delle Fondazioni di origine bancaria) e realizzata in collaborazione con Ipsos in vista della 83ª Giornata Mondiale del Risparmio che sarà celebrata domani. Lo slogan di quest’anno: "Cinquant’anni di Europa unita: regole e vantaggi per i risparmiatori". L’indagine ripercorre dunque atteggiamenti e opinioni riguardo al clima economico, al risparmio, al ruolo dell’Europa nello sviluppo del Paese, all’euro e alle prospettive future. La ricerca è stata presentata oggi a Roma dal presidente Ipsos Nando Pagnoncelli alla presenza del presidente Acri Giuseppe Guzzetti. Secondo l’interpretazione di Ipsos, "emerge che la debole svolta ottimista registrata nel 2006 è svanita e aleggia un pessimismo quasi rassegnato".

Risparmio. Rispetto al 2006 scende il numero di coloro che riescono a risparmiare (33%, meno 4%) mentre aumenta il numero di coloro che non riescono ad accumulare risparmio perché consumano tutto il reddito (39% del totale). Aumenta il numero delle famiglie in "saldo negativo", che devono ricorrere a prestiti o al risparmio accumulato, quasi costantemente cresciute del 2% all’anno passando dal 13% del 2001 al 27% del 2007. Il 38% delle famiglie è in una situazione di difficoltà: le famiglie "in crisi moderata di risparmio" sono il 15%, quelle "in crisi grave" che hanno fatto ricorso a risparmi accumulati e debiti rappresentano il 23%. L’effetto di questa situazione conduce a un numero crescente di persone che non vivono tranquille se non mettono da parte risparmi (sono il 43%) mentre si riduce la quota di coloro che non riescono a risparmiare. L’indagine conferma una costante propensione alla liquidità che caratterizza quasi due italiani su tre. Si appanna un po’ l’immagine dell’investimento immobiliare: coloro che dichiarano di preferirlo sono scesi dal 70% del 2006 al 55% di quest’anno, a vantaggi degli strumenti finanziari che sono considerati più sicuri come titoli di stato, obbligazioni, libretti di risparmio, certificati di deposito.

Il futuro dell’economia. Secondo l’Ipsos è svanita la debole svolta ottimista dello scorso anno. I dati, comunque, rilevano che riguardo alla situazione economica personale gli italiani che si dichiarano soddisfatti sono il 51%: erano il 53% lo scorso anno e il 65% nel 2001, anche se la tendenza sembra sostanzialmente stabile negli altri anni ad eccezione del minimo negativo del 2005 (49%). Il numero di coloro che dichiara che il proprio tenore di vita è peggiorato e di chi rileva invece un miglioramento è sostanzialmente stabile rispetto all’anno scorso (rispettivamente 19% e 10%) mentre aumentano le famiglie che faticano a mantenere il proprio tenore di vita (46%, più 4% rispetto al 2006). L’area maggiormente critica riguardo all’atteggiamento e alle previsioni future è rappresentato dalla attese sull’Italia: riguardo alle prospettive dell’economia italiana, infatti, i pessimisti rappresentano il 52% degli intervistati (pensano dunque che la situazione peggiorerà), il 17% si aspetta un miglioramento e il 24% nessun cambiamento sostanziale.

Banche. L’indagine rileva che quasi sette italiani su dieci percepiscono che il sistema bancario è in movimento. Per la maggioranza, la spinta principale dei cambiamenti è dovuto alla concorrenza estera diventata più semplice dopo l’euro, per il 22% dall’iniziativa autonoma delle singole banche italiane, per il 18% dall’iniziativa del governo e delle istituzioni italiane, per il 13% alle iniziative dell’Unione europea. Il 74% degli intervistati sa che negli ultimi anni molte banche europee hanno ampliato le attività in Italia e per il 61% questo "aumenta le opportunità".

Europa. La maggioranza degli italiani continua a sentirsi europeista, anche se un po’ meno rispetto al passato (60% contro il 67% del 2006). Un elemento di disagio è rappresentato dall’euro – il 76% degli intervistati si dichiara complessivamente insoddisfatto dall’introduzione dell’euro e il 79% ritiene che i risparmi abbiano perso valore – ma allo stesso tempo, in prospettiva futura, la percentuale di coloro che ritiene che il passaggio all’euro sarà un vantaggio per l’Italia raggiunge il 57%. Se dunque gli italiani dichiarano disagi per l’euro, allo stesso tempo l’ottica cambia quando pensano al futuro. Sono positive anche le aspettative rispetto al contributo che l’Europa potrà dare alle leggi e agli strumenti nella tutela del risparmio. Solo il 46% dichiara di conoscere che si sono da poco celebrati i 50 anni del trattato di Roma. Ma per il 54% degli italiani senza l’Europa l’Italia sarebbe peggiore, più o meno la stessa per il 26% e migliore solo per il 19%: nel dettaglio, la maggior parte degli italiani ritiene che senza l’Europa l’Italia sarebbe più arretrata (68%), meno importante sulla scena internazionale (65%), con meno giustizia sociale (55%), più povera (53%) e meno libera (53%). Gli italiani – conclude dunque l’indagine – riconoscono all’Europa un ruolo positivo nella crescita del paese.

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