RISPARMIO. Parmalat, Tanzi chiede patteggiamento a due anni e otto mesi. Parti civili si oppongono

Nell’ambito del processo milanese per il crac Parmalat, che vede imputati l’ex patron del gruppo di Collecchio – presente in aula – e altre 19 persone, i legali di Calisto Tanzi, ex patron dell’azienda parmigiana, hanno chiesto davanti ai giudici della 1a Sezione penale del Tribunale di Milano un patteggiamento a due anni e otto mesi per il loro assistito per l’accusa di agiottaggio. La richiesta è superiore di due mesi rispetto alla precedente richiesta di applicazione della pena, di due anni e sei mesi, su cui non era stato trovato l’accordo con i pubblici ministeri.

"La richiesta odierna di un patteggiamento a due anni e otto mesi", hanno spiegato in aula dai legali di Tanzi, "rispetta il bilanciamento tra attenuanti e aggravanti". I legali di Tanzi hanno dichiarato di aver aggiunto due mesi alla precedente richiesta di patteggiamento, pari a due anni e sei mesi, dopo una valutazione di attenuanti e aggravanti.

In merito alla richiesta di patteggiamento presentata davanti al Tribunale, i legali dell’ex patroni di Collecchio hanno poi sostenuto – fuori dall’aula – come questa possa configurarsi come una sorta di risarcimento per il contributo fornito da Tanzi nella ricostruzione del quadro relativo al crac dell’azienda parmigiana. Riferendosi alla richiesta di patteggiamento – superiore a quella di due anni e sei mesi avanzata in precedenza e che non aveva ricevuto il consenso dei pubblici ministeri – l’avvocato difensore di Tanzi, Giampiero Biancolella, ha osservato che "prima o poi verrà riconosciuto il contributo fornito da Calisto Tanzi alla ricostruzione dei fatti. Purtroppo, solo in una forma a livello morale, ma è comunque è una forma di risarcimento".

Secondo il legale dell’ex numero uno di Parmalat, "in tempi brevi potrebbero esserci ulteriori interrogatori poiché c’è un mondo ancora inesplorato da analizzare, ossia quello delle banche". Queste ultime – è stato evidenziato dalla difesa -avrebbero ceduto molte obbligazioni Parmalat da loro detenute – e destinate a una clientela istituzionale – ma anche a semplici clienti. Nel gennaio del 2003, secondo i legali di Tanzi, gli istituti di credito possedevano moltissime obbligazioni, mentre nel dicembre del 2003, poco prima del crac della stessa Parmalat, non le avevano più in proprio portafoglio.

Oltre a Calisto Tanzi hanno presentato oggi istanza di davanti alla prima sezione penale del Tribunale Mario Brughera, ex presidente del Collegio sindacale Parmalat, Pier Mistrangelo e Paolo Visconte, entrambi ex membri del cda di Parmalat, Andrea Petrucci, ex direttore generale di Parmalat Finanziaria, Massimo Nuti e Oreste Ferretti, due ex membri del Collegio sindacale Parmalat, Maurizio Bianchi di Grant Thornton.

Adolfo Mamoli e Giuseppe Rovelli, i due funzionari di Deloitte & Touche che avevano chiesto il patteggiamento nella scorsa udienza hanno reiterato l’istanza.

Ma davanti alla raffica di richieste di patteggiamento avanzate da Tanzi e dagli altri imputati, le parti civili – che rappresentano gli interessi in massima parte dei piccoli risparmiatori italiani – oppongono un netto diniego. Considerano infatti le richieste inammissibili e non adeguate alla richiesta di giustizia sollevata da una vicenda così importante come quella del crollo finanziario della Parmalat.

"Non è accettabile", ha osservato l’avvocato Palmieri, difensore della Camera di Commercio, "che un procedimento del genere possa finire a tarallucci e vino, con una serie di patteggiamenti. "Questi", ha sottolineato invece l’avvocato Federico Grosso, difensore di 32.000 titolari di obbligazioni, "vanno considerati come ridicoli, così come i risarcimenti, di fronte al più grande processo italiano in ambito finanziario e uno dei primi in Europa".

Di fronte alle considerazioni svolte dalle parti civili, sempre nel corso del processo, non ha mancato di intervenire anche il pubblico ministero, Francesco Greco il quale, considerati gli sforzi compiuti dalla Procura nella vicenda Parmalat negli ultimi quattro anni, "Rispetto al lavoro della Procura di Milano in questi quattro anni, sentirsi dire che questo caso è denigrata giustizia mi sembra strano e irrispettoso", ha aggiunto il pm, che non manca di sottolineare il peso sul procedimento di norme come la legge Cirielli sulla prescrizione e l’indulto.

A giudizio di Greco, infatti, sul processo in corso pesano diversi elementi, come le decisioni del legislatore e, in alcuni casi, "la scarsa collaborazione delle istituzioni. Non è colpa nostra se il legislatore ha introdotto la legge Cirielli che ha di fatto dimezzato i tempi della prescrizione di questo processo. I titolari di obbligazioni Parmalat sono stati derubati anche di sette anni e mezzo di processo. Poi", ha aggiunto, "c’è stato l’indulto che ha di fatto svuotato il contenuto di questo processo".

Per rafforzare il proprio intervento, il magistrato milanese ha sottolineato poi "la scarsa collaborazione delle istituzioni per quanto riguarda il lavoro pesante incontrato dal Tribunale di Parma che naviga in non buone acque, e non regge il peso di 17-18 filoni investigativi, anche a causa di organici non adeguati".

"A tale riguardo, ha concluso Greco, nella vicenda Parmalat "sono indagate tutte le principali banche del mondo e non è un processo facile da concludere".

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