RISPARMIO. Parmalat, per acquisti on line serve la firma digitale

Il Tribunale di Ravenna ha accolto la domanda avanzata da un risparmiatore, dichiarando la nullità dell’acquisto di azioni Parmalat e condannando la banca alla restituzione del capitale investito (€ 24.024,40), maggiorato di interessi, rivalutazione monetaria e spese di lite. "La sentenza, in parola – dichiarano gli avv.ti Giovanni Franchi e Stefano Di Brindisi, legali dell’investitore che si era rivolto alla Confconsumatori – è di importanza fondamentale. È, infatti, una sentenza che rileva un dato fondamentale per quegli innumerevoli investitori che hanno incautamente acquistato c.d. titoli spazzatura (Parmalat, Cirio, Giacomelli e così via) ossia, che per i prodotti finanziari acquistati via internet, non è sufficiente l’esistenza di un sistema informatico sicuro e di consolidato uso tra istituti di credito, ma che le operazioni di acquisto di prodotti finanziari debbano essere eseguiti esclusivamente con firma digitale o firma elettronica".

Sebbene si trattasse di titoli pericolosi (azioni Parmalat), il Tribunale ha dichiarato la nullità del contratto di acquisto per difetto di forma, ritenendo che l’art. 23 TUF laddove prescrive la forma scritta sotto pena di nullità si riferisca non solo al contratto generale d’investimento, ma anche ad ogni singolo acquisto. E per tale negozio, sempre per il Tribunale, occorre nel caso di operazioni effettuate via internet che il cliente sia munito della c.d. firma digitale.

La Confconsumatori ricorda che l’azione di nullità è esperibile entro 10 anni dall’acquisto se si vuole richiedere la restituzione delle somme investite, altrimenti sempre entro tale data bisogna mandare una lettera interruttiva della prescrizione, con formale richiesta di restituzione delle somme acquistate tramite trading online, sempre che l’utente dell’istituto finanziario avesse acquistato le azioni Parmalat senza firma digitale.

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