RISPARMIO. Pisa, nuova vittoria Confconsumatori su caso “4 You”

La regione Toscana sembra registrare un’impennata dei casi di "4You", il famoso piano finanziario inventato anni fa da un noto gruppo bancario senese e venduto in grandi quantità a tantissimi risparmiatori. Dopo alcuni anni di attenuazione, infatti, prima la sede di Confconsumatori di Pistoia, poi quella di Prato stanno assistendo, nelle ultime settimane, ad un forte aumento delle richieste da parte dei consumatori, che chiedono informazioni su tale prodotto finanziario e sulle possibilità di ottenere un risarcimento per il danno subito. Mentre a Pisa si è già collezionata una nuova vittoria sempre nell’ambito del piano "4You".

Confconsumatori Pisa, infatti, ha ottenuto un’importante vittoria per un associato che, come molti altri cittadini, aveva sottoscritto un contratto di finanziamento "4 You", presentato dagli operatori di banca come una forma di accantonamento pensionistico attraverso il risparmiatore quale avrebbe potuto ottenere, versando piccole rate mensili, una rendita alla scadenza del piano. Ed invece, mano a mano che versava le rate, l’associato apprendeva che il deposito, anziché incrementare, si riduceva.

Dopo un’estenuante ricerca di composizione bonaria della questione, Confconsumatori ha deciso di interessare il Tribunale, il quale, letto ed esaminato il contratto, ha ravvisato la violazione degli obblighi informativi gravanti sull’intermediario. Nel caso specifico non risultava barrata la casella relativa al rifiuto di fornire informazioni da parte dell’investitore, né quella relativa alle informazioni eventualmente fornite.

Ma la banca non si è limitata ad omettere i rischi legati al contratto. Dall’istruttoria orale è emerso che il funzionario di banca, dopo che gli era stato precisato che l’esigenza dell’investitore era quella di creare "un salvadanaio", con la certezza che i soldi non si "volatilizzassero", consigliò senz’altro il contratto 4 You, assicurando il cliente che non avrebbe perso nulla.

La banca, dunque, non solo non ha segnalato i rischi legati all’operazione rispetto alle esigenze del risparmiatore, ma ne ha addirittura garantito l’adeguatezza, contravvenendo così alle regole di settore, ma ancora prima, alle regole generali codicistiche in tema di buona fede.

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