RISPARMIO. Ricerca Acri-Ipsos: italiani pessimisti, 21% in crisi economica

Nell’ultimo anno due terzi degli italiani ha sperimentato disagi e difficoltà economiche ma in questa quota è aumentato del 2%, dal 19% del 2007 al 21% di quest’anno, il numero di coloro che hanno sperimentato difficoltà economiche gravi. La percezione del futuro dell’economia è all’insegna di un forte pessimismo ma non più di quanto già fosse diffuso nel 2007. "E’ come se gli Italiani avessero già introiettato la percezione della crisi e le preoccupazioni degli ultimi giorni non stiano aggiungendo nuovi elementi di negatività. La percentuale dei soddisfatti della propria situazione economica rimane attestata al 51%; ma ciò non vuole dire che la crisi internazionale non abbia determinato effetti negativi". Sono alcuni dei risultati dell’indagine su "Gli italiani e il risparmio", presentata oggi da Acri (Associazione delle Casse di risparmio Spa e delle Fondazioni di origine bancaria) e realizzata in collaborazione con Ipsos in occasione della Giornata mondiale del Risparmio, che sarà celebrata domani.

Il 65% del campione ritiene peggiorato negli ultimi due/tre anni il proprio tenore di vita. Nell’ultimo anno – afferma l’indagine – due terzi degli Italiani hanno sperimentato disagi o difficoltà, sostanzialmente in linea con i dati registrati nel 2007, ma è aumentato del 2% il numero di coloro che sono passati da una situazione di difficoltà a uno stato di difficoltà grave. Questi ultimi sono ora il 21% con una forte presenza di pensionati in difficoltà grave, che sono circa uno su quattro. Gli Italiani in maggiore difficoltà dichiarano una riduzione sensibile di tutti i propri consumi ma anche coloro che sperimentano difficoltà più lievi, o non le sperimentano affatto, si ritengono più accorti negli acquisti rispetto al passato.

Fra gli italiani resta elevata la propensione al risparmio (87%) e la preferenza per la liquidità (60%) con la speranza di poter investire nel mattone (54%) o negli strumenti considerati più sicuri. Rispetto al 2007 il numero di coloro che riescono a risparmiare (34%, 1 punto percentuale in più rispetto al 2007) e quello di coloro che hanno consumato tutto il reddito (38%, 1 punto percentuale in meno rispetto al 2007) rimane costante, come pure il numero di coloro che consumano più di quanto incassano (27%, più di una persona su quattro). Fra questi ultimi si registra invece un aumento di chi ricorre a prestiti: sono il 9%, pari a quasi un italiano su dieci. Gli italiani che sono ricorsi a prestiti sono triplicati rispetto al 2001 e più che raddoppiati rispetto al 2004.

Il 64% degli Italiani ritiene il credito al consumo più un rischio che un opportunità (solo il 36% lo ritiene un’opportunità) e ancor più forte è la diffidenza verso le carte revolving: per il 75% è un rischio. Rispetto al 2007 non ci sono grandi differenze rispetto alle capacità di risparmio ma c’è una crescita tendenziale delle famiglie indebitate. Più di un terzo degli italiani consuma più di quello che guadagna e non ritiene che riuscirà a invertire la tendenza nel prossimo futuro. Il 14% si percepisce in una situazione di discesa. Un quinto (21%) "galleggia" in equilibrio precario. Circa un quarto ha risparmiato nell’ultimo anno e pensa che risparmierà in misura uguale o di più nel prossimo.

In prospettiva futura, se si parla della propria situazione personale gli ottimisti prevalgono sui pessimisti (28% di ottimisti contro 21%), mentre c’è pessimismo circa la situazione economica dell’Italia (49% contro 24% di ottimisti, ma nel 2007 la situazione era peggiore), dell’Europa (33% di pessimisti e 28% di ottimisti), del mondo (37% di pessimisti e 27% di ottimisti). In generale gli ottimisti sono ancora il 34%, mentre il numero dei pessimisti è aumentato dal 46% al 48%.

La globalizzazione della crisi, rileva però l’indagine, porta molti Italiani (il 59%) ad avere fiducia in un suo efficace superamento, perché c’è l’attesa che i governi si impegnino nella ricerca di regole e di comportamenti virtuosi che determineranno un sistema economico mondiale migliore nel quale l’Italia sarà direttamente coinvolta. Ciò non avverrà, però, in tempi brevi: in media gli italiani si attendono almeno 3 anni di crisi (per il 54% 3 anni o più), mentre sono pochi quelli che prevedono una veloce uscita (13% entro 1 anno, 26% entro 2 anni).

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