RISPARMIO. Super bollo sui titoli di Stato, Consumatori: “Tempi duri per i risparmiatori”

E’ polemica sull’aumento dell’imposta di bollo sui conti dei titoli di Stato, contenuto nella manovra finanziaria. "Tempi duri per i risparmiatori. Come se non bastassero le banche, ora ci si mette anche il Governo a fare cassa sulle loro tasche!" E’ quanto denunciano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, Presidenti di Federconsumatori e Adusbef che spiegano: finora, il bollo sull’invio dell’estratto conto titoli imposto al servizio bancario di custodia titoli (di pertinenza dello Stato), era infatti equiparato a quello imposto sull’invio dell’estratto del conto corrente: 34.20 euro annui per entrambi i servizi.

"Ma non sarà più così – scrivono in una nota i due Presidenti – Tremonti impone un’imposta indiretta che porta il bollo per la custodia titoli a 120 euro annui (+ 250,9%). Le cose per i risparmiatori andranno ancora peggio a partire dal 2013, quando per importi sotto i 50mila euro di titoli a custodia, si passerà a 150 euro l’anno, mentre, per portafogli superiori a 50mila euro di consistenza, a 380 euro l’anno".

"Non bastava, quindi, il primato dei conti correnti più cari d’Europa (costano in media 292,98 euro annui in Italia contro i 114,00 euro annui in Europa), ora a "spremere" i risparmiatori ci si mette anche lo Stato che, piuttosto che tassare le banche, preferisce prendersela con i cittadini detentori di titoli. Ci chiediamo addirittura se, a questo punto, non sia il caso di tornare al vecchio e caro materasso".

Anche Banca Etica esprime profonda preoccupazione. "La proposta di aumentare l’imposta di bollo sulla custodia titoli da 34,20 euro l’anno a 120 euro l’anno (che potrebbero diventare 380 dal 2013 per investimenti superiori ai 50mila euro) appare iniqua e dannosa – dice il presidente di Banca Etica, Ugo Biggeri – Triplicare un’imposta senza prevedere una forma reale di progressività è una misura enormemente regressiva. Si colpiscono i piccoli risparmiatori e si incoraggia la speculazione. Molto migliore appariva l’ipotesi inizialmente abbozzata dal Governo stesso e auspicata da un’ampia parte della società civile riunita nella Campagna Zerozerocinque di introdurre una Tassa dello 0,05% sulle Transazioni Finanziarie (TTF) che non inciderebbe quasi per nulla su chi investe piccole cifre ma sarebbe sufficiente a scoraggiare gli speculatori che hanno innescato la crisi".

Secondo l’Aduc il Ministro Tremonti è riuscito ancora una volta a fare la cosa giusta nel modo sbagliato. "L’armonizzazione delle rendite finanziarie, elevando l’aliquota dal 12,5% (che è oggettivamente bassa) al 20% per tutti i tipi di rendite finanziarie è una cosa sensata. Era nell’aria ormai da moltissimi anni, almeno un decennio. Il problema è che l’aliquota oggettivamente bassa del 12,5% portava con se una serie di assurdità e distorsioni che in alcuni casi portano a tassare delle rendite finanziari inesistenti quando non si arriva al paradosso di tassare le perdite. Tremonti ha pensato bene di introdurre nuove distorsioni ma sopratutto di cogliere l’occasione per tartassare i piccoli e piccolissimi risparmiatori".

Ciò che risulta particolarmente odiosa è la stangata relativa all’imposta di bollo sui dossier titoli che passa da poco meno di 35 euro a 120 euro per poi salire addirittura a 150 euro nel 215 per i dossier titoli con meno di 50.000 euro. Per i dossier titoli con più di 50.000 euro l’imposta sarà pari a 380 euro. Ciò significa che per i piccoli risparmiatori le tasse complessive che si devono pagare per investire su singoli titoli si aggirano tra il 30 ed il 50%.

L’Aduc fa due conti, con il bollo a regime (post 2013), se passasse la manovra così com’è. Su 10.000 euro, un piccolo risparmiatore che investe in un’obbligazione al 4%, ottiene 400 euro lordi, ma a lui ne rimangono in tasca solo 170: tassato al 57,5%. Anche un risparmiatore meno piccolo che investe 50.000 euro, sempre al 4%. Ottiene 2.000 euro lordi, ma a lui rimangono 1.220 euro: tassato al 39%! Con i titoli di stato le cose andrebbero leggermente meglio. Per 10.000 euro la tassa è del 50%. Del 31,5% per 50.000 euro.

"E’ del tutto evidente – scrive l’Associazione – che con questa tassazione è insensato, per cifre alla portata dei piccoli risparmiatori investire in singoli titoli finanziari. Così abbiamo risolto il problema dell’educazione finanziaria: i cittadini con piccole cifre non devono investire in singoli titoli, basta avere i depositi in banca e poi ci penseranno le banche. Fino ad oggi, del resto, hanno dato ottima prova di saperlo fare bene. Ma la costituzione non proteggeva il risparmio? Non si parlava, un po’ di tempo fa, dell’importanza dell’azionariato popolare? C’è una cambiamento di strategia in tutto questo oppure è solo un modo per cercare di arraffare denaro dove è più facile farlo?"

 

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