RISPARMIO. Tangobond, attenti al ricorso

Parte ai primi di agosto la procedura internazionale per gli obbligazionisti italiani contro l’Argentina: la Task Force Argentina (Tfa), presieduta da Nicola Stock, si appresta infatti a depositare il ricorso all’istituto internazionale, l’Icsid di Washington, per conto di oltre 100.000 risparmiatori italiani. Obiettivo della Tfa: la restituzione integrale del capitale e degli interessi maturati. Per "un passo importante, reso possibile da un enorme impegno organizzativo".
Ma non tutti sono d’accordo con lui: Beppe Scienza, professore dell’Università di Torino e autore de Il risparmio tradito è convinto che il ricorso della Tfa sia solo una manovra di depistaggio, destinata al non approdare mai a nulla, lasciando i risparmiatori italiani con un pugno di mosche in mano.

QN: Le vicende delle obbligazioni Parmalat e Cirio sono concluse o in via di conclusione. Perché il caso Argentina è diverso?

B.S: Per anni l’Argentina emise obbligazioni a tassi alti, anche del 10%, finite in tasca pure a circa 450.000 italiani. A fine 2001 interruppe improvvisamente il pagamento di interessi e rimborsi. Poi a inizio 2005 proposte un compromesso, offrendo ai vecchi obbligazionisti nuovi titoli meno redditizi o in quantitativo minore.

QN: E in quell’occasione lei invitò i risparmiatori ad accettare…

B.S.: Fui il solo o quasi a consigliarlo pubblicamente, ma la pensavano come me tutti gli esperti della materia. Fatto sta che chi aderì tempestivamente qualcosa ha recuperato. Grazie ai due titoli ricevuti, agli interessi ecc. si ritrova ora con circa 52 euro ogni 100 euro delle vecchie obbligazioni. Quasi nessuno lo dice, ma è così: per i dettagli dei conteggi si veda il sito del Dipartimento di Matematica dell’Università di Torino, dove insegno (www.beppescienza.it).

QN: Perché allora ci sono ancora circa 250.000 risparmiatori coi vecchi titoli?

B.S.: È una brutta storia tipicamente italiana. Sorvoliamo sulla Task Force Argentina, imbastita e finanziata dalle stesse banche che avevano collocato i titoli ai risparmiatori. Il colmo è che la società Altroconsumo e quasi tutte le associazioni di consumatori si accodarono alla Tfa, invitando a rifiutare l’offerta di Buenos Aires.

QN: Qual è ora la situazione di chi ha ancora le vecchie obbligazioni?

B.S.: Pessima. Chi ha rifiutato il concambio è rimasto col cerino acceso in mano. Da oltre quattro anni non vede un quattrino e rischia di non incassare mai più nulla.

QN: Ma il ricorso all’ICSID è stato accolto positivamente, perché lei è contrario?

B.S.: Altroconsumo e le associazioni di consumatori sono solo preoccupate che tutto si cheti e non si rivanghino le loro gravissime responsabilità. In realtà è un’azione priva di precedenti, che si prospetta come un nuovo buco nell’acqua. Le probabilità di ottenere integralmente dall’Argentina tutto capitale e interessi arretrati sono uguali a zero. Inoltre anche questa volta chi dà retta alla Tfa rischia di darsi la zappa sui piedi.

QN: Cosa rischia?

B.S.: Le banche richiedono agli aderenti di astenersi da azioni legali nei loro confronti. Così i risparmiatori rischiano che scatti la prescrizione e chi s’è visto s’è visto. Non certo tutti, ma qualcuno può avere frecce al suo arco per vincere una causa contro la propria banca per i titoli dell’Argentina, come se visto in vari procedimenti giudiziari già conclusi.

QN: Che altre soluzioni ci sono?

B.S.: Ora come ora le vecchie obbligazioni si riescono a cedere a prezzi vicini a 27, ma c’è da vedere quante ne può assorbire il mercato. Mi pare che la sola soluzione possa essere politica, ovvero una trattativa a livello di governi per ottenere dall’Argentina qualcosa per i poveracci rimasti fuori dall’offerta argentina dell’inizio 2005.

 

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