RISPARMIO. Titoli Carrier1, risarcimento di oltre un milione di euro per 97 consumatori

Buone notizie sul fronte dei risarcimenti di consumatori che hanno acquistato titoli a rischio. Ben 97 risparmiatori, tutelati da Confconsumatori, hanno ottenuto più di un milione di euro di risarcimento, per aver acquistato nel 2011 titoli Carrier1, società americana del nuovo mercato (Nasdaq), finita in dissesto poco tempo dopo. Era accaduto che di quei bond fosse proprietaria una finanziaria statunitense che possedeva anche il 15% del capitale sociale della banca che, tramite i propri promotori o per telefono, aveva alienato quei bond.

Con sentenza n. 1193/11 del 27 aprile 2011 la Corte d’appello di Milano ha respinto l’appello della società americana e dell’istituto di credito italiano, confermando la decisione del Tribunale che aveva dichiarato la nullità di 10 contratti d’investimento, perché privi della forma scritta prescritta dall’art. 23 TUF, e condannato la banca al rimborso della somma corrisposta. Gli ordini erano stati, infatti, impartiti per telefono, senza che il contratto generale d’investimento contemplasse tale possibilità. La Corte ha, inoltre, condannato i due istituti di credito, quindi anche quello americano, per tutti gli altri investimenti per i quali non è stata ravvisata l’invalidità, al risarcimento dei danni patiti dai risparmiatori, danni liquidati in primo grado con l’intervento di un consulente tecnico ed ammontanti a più di un milione di euro.

La Corte d’appello, come già il Tribunale, ha ritenuto che costituisca violazione del divieto di agire in conflitto d’interessi, sancito dagli artt. 21 TUF e 97 reg. Consob, alienare titoli di cui è proprietaria una propria socia, ed ancora che la banca italiana avrebbe dovuto informare gli acquirenti che si trattava di bond speculativi a rischio. Per quanta riguarda il comportamento della società americana, per il Tribunale fu gravissimo ed illecito indurre i promotori finanziari del collegato istituto italiano ad alienare quei "titoli spazzatura". Il che, sempre per la Corte, come per il Tribunale, dà luogo a responsabilità aquiliana a norma dell’art. 2043 c.c., con conseguente obbligo di risarcire il pregiudizio arrecato.

"È questa – secondo l’avvocato Giovanni Franchi – una sentenza importantissima, in primo luogo, perché ha riconosciuto agli investitori la possibilità di agire in giudizio congiuntamente, come se si fosse al cospetto di una vera e propria class action; di poi per il fatto che è stato stabilito ancora una volta che il requisito della forma scritta è imposto anche per i singoli ordini e non solo per il c.d. contratto-quadro, ossia quello generale; infine è stato altresì affermato che non si possono alienare ai risparmiatori obbligazioni di società ormai prossime al default e che, se ci si comporta così, si incorre in responsabilità risarcitoria".

 

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