Rapporto Apat 2007: cresce la produzione dei rifiuti

Nel 2006 la produzione nazionale dei rifiuti urbani è aumentata del 2,7% rispetto all’anno precedente, attestandosi a 32,5 milioni di tonnellate. Questo il dato "allarmante" sottolineato dal presidente dell’Apat (Agenzia per la Protezione dell’Ambiente e per i Servizi Tecnici) Giancarlo Viglione questa mattina, in occasione della presentazione del"Rapporto Rifiuti Apat 2007".

Dato, quello della produzione dei rifiuti, che Viglione ha definito "allarmante", soprattutto se correlato con altri indicatori economici. "Il Pil – ha spiegato – dal 2003 al 2006 è cresciuto del 3,1%, i consumi degli italiani dell’1,9%, contro un aumento della produzione di rifiuti nello stesso arco di tempo dell’8%. I conti non tornano secondo il presidente dell’Apat che ha sottolineato come "noi produciamo rifiuti 5 punti in più rispetto all’aumento dei consumi".

La produzione di rifiuti non è omogenea in tutto il Paese. A conquistare "il triste primato" di macroarea con il valore maggiore pro capite nella produzione di rifiuti è il Centro con 638 kg per abitante l’anno. Segue il Nord con 544 kg e il Sud con 509 kg. In particolare, la Toscana è la regione che produce più rifiuti: con 700 kg procapite.

Sulla diffusione della raccolta differenziata l’Apat ha riscontrato una crescita: a livello nazionale il 2006 ha registrato una percentuale del 25,8% della produzione totale dei rifiuti urbani, contro il 24% rilevato nel 2005. Il dato però è ben lontano dall’obiettivo del 40% da raggiungersi entro il 31 dicembre 2007 e introdotto dalla legge 27 dicembre 2006, n.296. Obiettivo che è stato invece raggiunto dal Nord con una percentuale del 39,9%. "A questa velocità sostenuta del nord – ha detto il presidente dell’Apat – non corrisponde una marcia spedita del Centro e del Sud (rispettivamente al 20% e al 10%)".

La prima in classifica nella raccolta differenziata è il Trentino Alto Adige con il 49,1%. Seguono il Veneto con il 48,7%, la Lombardia con il 43,6% e il Piemonte con il 40,8%.
A livello di città, al primo posto troviamo Reggio Emilia con il 46,8%; seguono Padova (38,9%), Torino (35,3%), Brescia (35,8%) e Ravenna (33,3%). Maglia nera per Messina che con solo l’1,9% di raccolta differenziata si colloca all’ultimo posto della classifica insieme a Catania (6,3%) e Taranto (6,6%).

"Sono convinto – ha commentato Viglione – che non si nasca con il gene della raccolta differenziata. Al nord i bambini non nascono con il gene della raccolta differenziata. Il dato rende evidente che qualche sforzo in questo senso va fatto!".

"Nell’ambito della raccolta differenziata – ha detto ministro dell’Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio – la raccolta dell’organico rimane ancora bassa, anche al Nord" mentre "la capacità di togliere l’umido è la vera sfida strategica, visto che sono questi rifiuti poi a creare problemi".

Una conferma questa volta positiva, dal Rapporto Rifiuti Apat: continua a crescere la quantità di rifiuti di imballaggio avviata a recupero, sino all’attuale ammontare di 8 milioni di tonnellate. In partiocolare, l’incremento maggiore, tra 2005 e 2006, si registra per legno (+5,3%), alluminio (+5,3%) e plastica (+6,5%).

"Delicato e preoccupante" invece il tema dei rifiuti speciali, la cui produzione è cresciuta. In particolare, sono aumentati i rifiuti speciali pericolosi mentre sono diminuiti quelli non pericolosi. Questi dato del 2006: 55,6 tonnelate i non pericolosi, 5,9 milioni quelli pericolosi e 46 milioni derivanti da attività di costruzione e demolizione per un totale di oltre 107 milioni.

Per quel che riguarda la gestione dei rifiuti urbani, nel 2006 c’è stata una riduzione del ricorso alla discarica, meno 0,7% rispetto al 2005, pur facendo registrare, in termini quantitativi, un incremento rispetto allo stesso anno (+ 300 mila tonnellate di rifiuti pari ad un incremento percentuale dell’1,7%). La discarica tuttavia si conferma la modalità di gestione dei rifiuti più diffusa.

Secondo Pecoraio Scanio "in Italia impianti per il ciclo dei rifiuti esistono, ma vengono sottoutilizzati". "Ad esempio – ha spiegato il Ministro – gli impianti di compostaggio che potrebbero trattare 6 milioni di tonnellate di umido li utilizziamo per meno della metà". Stesso discorso per gli inceneritori, la cui capacità "é superiore all’impiego che ne viene fatto".

Cruciali gli impianti anche per il presidente della commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti Roberto Barbieri, secondo cui "in Italia mancano molte infrastrutture, in un ciclo organizzato dei rifiuti. La Campania è dentro questo limite, che è un limite nazionale tutto italiano". Quindi "chiunque vada a governare deve organizzare l’intero ciclo, dalla differenziata agli impianti di smaltimento".

Infine, punta sul tema del recupero il presidente della commissione Ambiente della Camera, Ermete Realacci, che ricorda "che l’industria italiana del riciclo ha prodotto effetti benefici anche in altri settori, come nel caso di vetro e alluminio, che ha portato al risparmio di 4 milioni e 300.000 tonnellate equivalenti di petrolio all’anno, quanto 3 centrali nucleari da 1.000 MW".

A cura di Laura Muzzi

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