Rapporto Eurispes: Italia ha bisogno di futuro

"Bisogna vedere il presente dall’angolo visuale del futuro oltre che da quello del passato". Questa frase del filosofo tedesco Karl Jaspers riassume in pieno lo spirito che oggi manca all’Italia. Un’Italia stanca, che vive soltanto nel presente, senza più la capacità di immaginare un futuro. Un’Italia che non sa più sognare perché nella cultura popolare si sta diffondendo la tendenza a rinchiudersi in se stessi, nel proprio presente. Gli italiani stanno vivendo un momento fortemente critico dell’era contemporanea.

E questo stato d’animo diffuso è stato fotografato perfettamente dal Rapporto Italia 2011 dell’Eurispes, presentato oggi a Roma. Il Rapporto non fa sconti a nessuno, come si era già capito dalle anticipazioni diffuse qualche giorno fa, da cui veniva fuori una scarsa fiducia dei cittadini nelle istituzioni.

"In Italia esiste una defaillance antropologica che investe l’intero Paese che da troppo tempo appare privo di una classe dirigente capace di guidarlo". E’ questo il principale dato che è emerso durante la presentazione del Rapporto: senza un disegno futuro la società umana cade nei vizi peggiori. Questo vuol dire che in un momento critico come quello attuale, in cui si intrecciano crisi politica, crisi economica e crisi sociale, non si può dare la colpa agli italiani.

"Bisogna alzare la sguardo verso le élite del potere" ha detto il Presidente dell’Eurispes, Prof, Gian Maria Fara, che ha fatto un’analisi abbastanza impietosa della nostra attuale classe dirigente: "non è né coesa, né solidale". Nulla a che vedere con la vera classe dirigente, quella che l’Italia ha avuto negli anni 50: "Una classe dirigente fatta di uomini che, indipendentemente dal loro credo politico hanno saputo dialogare". Secondo il Presidente dell’Eurispes l’Italia ha bisogno di due cose, prima di tutto: una classe dirigente che sappia disegnare il futuro di un paese e una grande operazione di verità. "Perché il nostro Paese è pieno di idee – ha aggiunto Fara – e noi conosciamo tanti italiani che vorrebbero una sanità funzionante, che sognano un pubblica amministrazione paragonabile a quella di altri paesi europei, che desiderano mangiare cibi sicuri, che vorrebbero un fisco migliore e, soprattutto, conosciamo tanti italiani che desiderano essere trattati come cittadini e non come sudditi".

Gli italiani, infatti, forse da troppo tempo si sentono sudditi e questo sentimento non può che far calare la fiducia nella politica, nelle istituzioni e negli altri poteri forti. Uno dei poteri forti in cui gli italiani non hanno più molta fiducia, visto anche il momento di crisi economica, è quello delle banche e delle assicurazioni.

Anche se il sistema bancario italiano è uscito sostanzialmente indenne dal terremoto che ha sconvolto la finanza globale, il risparmiatore italiano è, per il secondo anno di seguito, molto scettico e disincantato rispetto alla capacità delle banche di farsi carico delle necessità delle famiglie, delle imprese e più in generale della crescita dell’economia nazionale. Quasi il 60% degli italiani intervistati sulla propria situazione economica dell’ultimo anno, hanno indicato un peggioramento, nel 23,9% dei casi addirittura grave.

Alla domanda sull’adeguatezza del tasso di interesse applicato al proprio prestito, il 43,6% degli intervistati ha risposto di ritenerlo "alto", segno di una valutazione molto critica rispetto all’onerosità dei prestiti concessi ai clienti. Il 42,5% degli italiani non è per niente convinto che "le banche siano sensibili nei confronti delle necessità delle famiglie" e il 38% si dice poco convinto. L’83,8% del campione intervistato si è detto molto (53,3%) o abbastanza (30,5%) d’accordo nel ritenere che gli istituti diano credito solo a chi dimostra già di possedere beni e l’88,3% giudica le banche molto (48,2%) o abbastanza (40,1%) "esose".

Sul fronte delle assicurazioni le cose non vanno certo meglio: secondo il 64,9% degli italiani i costi dell’RC auto sono aumentati. E se l’RC auto è obbligatoria, la maggioranza degli italiani fanno a meno degli altri servizi offerti dalle compagnie di assicurazione. Solo il 21,1% ha stipulato una polizza sanitaria e il 19,3% una pensione integrativa (19,3%). La casa risulta assicurata solo nel 22,7% dei casi, superata dal numero di assicurazioni stipulate sulla vita (25,5%). E’ invece l’auto a raggiungere la quota più elevata di polizze stipulate contro il furto (42%).

di Antonella Giordano

La sintesi del Rapporto

 

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